Liberalizzazioni: proposte di Federculture, Anci e Fai
ROMA – 8 FEBBRAIO 2012 – Roberta Romei - “Superata la fase SalvaItalia, questo è il momento di tirare giù le carte, di prendere decisioni che non avviliscano la cultura, non facciano regredire la domanda e non limitino gli enti locali e le imprese che gestiscono cultura e spettacolo.Quindi -dice Roberto Grossi (foto), presidente di Federculture, che insieme ad Anci (associazione comuni) e Fai (Fondo Ambiente Italiano), ha chiamato oggi la stampa per presentare proposte e emendamenti al decreto liberalizzazioni - al governo tecnico chiediamo di riconsiderare le norme e di esprimere una posizione chiara e decisa sui temi della cultura, settore vitale per lo sviluppo del Paese”.
I tre organismi, rappresentati in conferenza stampa, oltre che da Grossi, da Andrea Ranieri, responsabile nazionale cultura Anci , e da Ilaria Borletti Buitoni, presidente del Fai , hanno organizzato le loro proposte in quattro ambiti :
1) programmazione e pianificazione delle risorse con certezza dei finanziamenti pubblici (“certezza anche per il Fus – sottolinea Grossi – che va mantenuto triennale, ma aumentato e riportato a 530 milioni di euro”) e riforma dell'Arcus, società costituita nel 2004 per sostenere progetti nell'ambito dei beni e delle attività culturali, con rafforzamento della sua capacità di intervento grazie all'incremento dal 3% al 5% della riserva del Fondo Infrastrutture ferroviarie e stradali gestito dalla stessa Arcus;
2) sburocratizzazione del settore e semplificazione delle norme - a cominciare dalla legge 122/2010 - che impongono agli enti e alle aziende vincoli e divieti (spesa per mostre, limitazione componenti dei cda, gratuità incarichi degli amministratori) con “conseguente abbassamento della programmazione, riduzione dell’autonomia delle aziende, avvilimento del processo di esternalizzazione e calo della domanda, che in questi ultimi anni è in crescita";
3) norme per favorire l’intervento dei privati, penalizzato dagli attuali nodi fiscali, quindi 8 per mille dell’Irpef anche per musica e teatro, oltre che per beni culturali; 5 per mille da destinare a soggetti individuati dai cittadini nell’ambito delle attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici (oggi confluisce nelle casse del MiBac) e allineamento dell’Iva , tra le più alte in Europa, alle aliquote vigenti nel resto della Comunità Europea;
4) ripresa di leggi ferme in Parlamento, già avviate con l’accordo di tutte le forze politiche : la legge per lo spettacolo dal vivo; la normativa per l’istituzione delle orchestre giovanili sull’esempio di quella venezuelana di Antonio Abreu e la legge per il riconoscimento dei parchi storici.
Venerdi prossimo, 10 febbraio, scade il termine per la presentazione degli emendamenti al decreto liberalizzazioni e , seguendo l’impronta dei quattro ambiti di intervento, Federculture presenta i suoi circa l’art. 25 – Promozione della concorrenza nei servizi pubblici locali.
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Fin qui la cronaca. Resta da capire perché, parlando di interventi sullo spettacolo, sia stata tenuta fuori l’Agis, che è la principale rappresentante delle realtà del settore.
Forse, c’è stato qualche fraintendimento. Forse, si è imposto qualche eccesso di protagonismo. Forse, hanno prevalso gelosie di bottega. In ogni caso, mentre alle diverse forze politiche è chiesto un impegno comune senza precedenti, non sembra che altrettanto si stia facendo nel campo della cultura, dove permangono particolarismi e corporazioni che continuano a camminare con la testa girata all’indietro. Alla faccia delle liberalizzazioni.
la Forbice



2012