Pirateria on line: rinviato alla Camera il voto sull'emendamento Fava
ROMA - 1 FEBBRAIO 2012 - La Camera dei deputati avrebbe dovuto votare ieri l'emendamento alla Legge Comunitaria presentato dal leghista Gianni Fava (foto) che introdurrebbe la facoltà per “qualunque soggetto interessato”, e non solo per l’autorità pubblica, di richiedere a un fornitore di servizi internet la rimozione di contenuti pubblicati online e ritenuti illeciti dallo stesso soggetto richiedente.Una serie di contro-emendamenti, presentati da deputati di varie parti politiche, ha per ora impedito il voto, mentre cresce la polemica tra favorevoli e contrari al provvedimento.
Giuristi esperti del mondo informatico e rappresentanti politici bipartisan, il 24 gennaio si sono incontrati a Montecitorio alla conferenza stampa ‘Contro il Bavaglio al Web', organizzato dalle associazioni Libertiamo, Il Futurista, Articolo 21 e Agorà Digitale. Presenti Beppe Giulietti, Flavia Perina (Fli), Benedetto Della Vedova (Fli), Marco Beltrandi (Radicali), Roberto Rao (Udc), Paolo Gentiloni (Pd), Stefano Pedica (Idv), Gianni Vernetti (Api) e Antonio Palmieri (Pdl). L’associazione Agorà Digitale chiede ai deputati di sottoscrovere i contro-emendamenti, "per dare forza alla richiesta di abrogazione in modo che sia chiaro che la difesa del web, non come luogo di assenza di regole, ma come risorsa anche per l’informazione è condivisa da tutti gli schieramenti politici”.
Confindustria Digitale in una lettera ha chiesto alla Camera di sopprimere l’emendamento ipotizzando conseguenze depressive che la norma avrebbe sul nascente mercato dell’eCommerce in Italia e in genere sulle opportunità di sviluppo che offre il web. Si legge, infatti, nella lettera che giacché la norma consente di ritenere i fornitori di servizi responsabili della condotta dei propri clienti, per evitare tale eventualità “gli operatori dovrebbero sostanzialmente mettere in atto un inaccettabile controllo dei contenuti che passano sulle reti, conducendo di fatto a un sistema di censura preventiva, che oltre a ledere i diritti dei cittadini, metterebbe in serio pericolo gli investimenti industriali nel settore dell'informazione online e della commercializzazione di contenuti ”.
Opposta la posizione di Confindustria Cultura Italia per la quale l'emendamento in questione è 'un atto dovuto'. "La ratio dell’articolo 18 della Comunitaria è quella di agevolare la cooperazione dei soggetti su internet al fine di contrastare la pirateria e la contraffazione. La norma sana un vizio della nostra legislazione, facendo seguito alla sentenza della Corte di Giustizia UE (caso L'Oreal vs E-Bay - C-324/09) a cui l’Italia deve attenersi".



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