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Danza: inchiesta del Corriere della Sera sul settore

ROMA - 27 GENNAIO 2012 - “La danza è finita?” è il titolo provocatorio di un articolo uscito oggi sul Corriere della Sera in cui si analizza lo stato di salute del settore riportando anche diversi dati. “Se si considerano le risorse investite dal governo - scrive il quotidiano - l’arte di Tersicore è la più negletta del sistema italiano, appena prima del circo: nel 2010 ha ricevuto dallo Stato solo il 2,25% del Fus, percentuale equivalente al 9 milioni di euro per finanziare produzione, distribuzione, festival, promozione e formazione, tournée estere”. A fronte dei dati sui finanziamenti, sono positivi i numeri del mercato: secondo i dati Siae nel 2010, per vedere la danza classica e moderna, gli italiani hanno speso oltre 33 milioni di euro in biglietti con un trend in netto rialzo rispetto al 2009 (+9,42%).

“A questo va aggiunto un indotto impressionante, difficile da censire, che ruota intorno a chi studia danza, a livello professionale o amatoriale, dalle scarpette al videoclip – sostiene Francesca Bernabini, presidente di Federdanza-Agis – La danza è un miracolo italiano e, tra i vari generi, è quello con il pubblico più giovane a teatro. Ma nei teatri lirici un sovrintendente che decida di produrre uno spettacolo di danza riceverà dal ministero un terzo di quanto avrebbe per un’opera”.

“Non vorrei che mia figlia facesse la ballerina. E’ un mondo che non c’è più. I teatri oggi chiudono, le compagnie falliscono – denuncia Eleonora Abbagnato, prima ballerina dell’Opéra di Parigi – la televisione e i talent li hanno messi in ginocchio. La tv non produce arte, brucia tutto velocemente”.

Il corpo di ballo del Massimo di Palermo ha danzato in strada, nei giorni scorsi, per protestare contro la minaccia di estinzione: “il teatro non vuole chiudere la compagnia, è una risorsa – rassicura il direttore del ballo, il coreografo Luciano Cannito - ma le recite annullate di Schiaccianoci in dicembre, per sciopero, hanno creato un buco di 700 mila euro impossibile da ripianare. Con la riforma Monti delle pensioni chi aveva l’età per andarsene l’ha fatto e oggi sono rimasti 9 danzatori in organico. Ho reagito offrendo 25 contratti annuali, un metodo all’americana con cui stavo creando un vivaio di giovanissimi”.

Sul fronte dell’estinzione dei corpi di ballo Carla Fracci si è sempre battuta: “I casi di Venezia, Bologna, Genova sono ferite ancora aperte. Ma la danza è tutt’altro che morta”.

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