Fiorenzo Grassi (Agis Lombardia) scrive al presidente della Regione, Roberto Formigoni
La lettera che il presidente dell’Agis Lombardia, Fiorenzo Grassi, ha inviato al presidente della Giunta della Regione Lombardia, Roberto Formigoni;all'assessore al Bilancio, Finanze e Rapporti Istituzionali, Romano Colozzi, e all’Assessore alla Cultura, Massimo Buscemi .
Egregio Signor Presidente, La conferma della scelta del Governo di ridurre il Fondo Unico dello Spettacolo a 258 milioni di euro (meno 38% rispetto al 2010, meno 44% rispetto al 2009) e di imporre la tassa di un euro sul biglietto del cinema ha messo fortemente in discussione la centralità del FUS. Non è più rinviabile, quindi, lo studio di nuove modalità di intervento pubblico. Sull'esempio di quanto ha recentemente fatto il governo della Regione Lombardia per le piccole e medie imprese, riteniamo necessaria l’istituzione di una specifica Unità anti-crisi anche per il settore dello spettacolo. Condividiamo, infatti, l’iniziativa assunta dal Presidente Formigoni di proporsi come coordinatore di diversi soggetti del mondo imprenditoriale e sindacale e costituire una rete di competenze in Lombardia per stimolare la crescita economica attraverso una serie di iniziative da mettere in campo. Conseguentemente, proponiamo la costituzione di due tavoli tecnici per lo spettacolo dal vivo e per le attività cinematografiche e audiovisive prevedendo il coinvolgimento degli assessorati al Bilancio, alla Cultura, alle Attività Produttive, al Turismo, all’Istruzione, delle associazioni di categoria AGIS e ANICA, dei sindacati maggiormente rappresentativi, della Fondazione Cariplo e di studiosi dell’economia della cultura e dello spettacolo. Occorrono nuovi strumenti di analisi delle politiche pubbliche, del mercato e delle imprese di spettacolo e la Regione Lombardia può accogliere questa sfida. Il punto di partenza è bene riassunto dalle parole di Salvatore Carrubba, Presidente dell’Accademia di Brera ed ex assessore alla Cultura del Comune di Milano, sicuramente condivise da altri attenti analisti più volte direttamente sollecitati anche dalla nostra Associazione: da Marco Vitale, a Severino Salvemini, all’Istituto Bruno Leoni.
“Sappiamo che se il prezzo dovesse coprire completamente i costi molti servizi culturali chiuderebbero dall’oggi all’indomani: dalle biblioteche di pubblica lettura a molti teatri. Proprio questo giustifica l’interventi pubblico nel campo della cultura, che può assumere anche le vesti di efficaci incentivazioni fiscali, adottate soprattutto negli Usa per dare spazio all’autonomia e alla responsabilità civile. Ecco perché il “re prezzo” (come direbbe Luigi Einaudi) serve anche nella cultura: perché provvede a fornire – a gestori, utenti e finanziatori pubblici e privati – un indicatore, sia pur necessariamente parziale, dei costi, dell’efficacia e dell’efficienza della gestione di qualunque attività culturale”.
Il mercato dunque non basta. Per questo è necessario affinare gli strumenti di analisi del settore: i dati Siae sui biglietti venduti e la relazione annuale del MIBAC sul FUS sono importanti, ma non bastano più. Dobbiamo indagare di più. Occorre capire:
- quanto ammonta il gettito fiscale prodotto dalle imprese di spettacolo;
- come le attività di spettacolo verranno inquadrate nei prossimi decreti attuativi del federalismo fiscale;
- perché solo il 7% degli italiani si dichiara incoraggiato a donare agli enti no profit (fonte IPR-Sole 24 ore);
- quanto costerebbe allo Stato, in termini di sussidi di disoccupazione e di mancati introiti Iva, Irpef, e altre varie tasse, l’inevitabile chiusura di molte attività dello spettacolo, conseguente ai drastici tagli degli investimenti pubblici.
- perché a fronte della drastica riduzione dell’investimento pubblico nelle arti e nella cultura (dallo Stato alle Regioni, ai comuni e alle province) le spese per la gestione della Pubblica Amministrazione aumentano sempre di più (a questo proposito si rimanda al libro di Luca Ricolfi, Il sacco del nord);
- come integrare le industrie culturali e creative nello sviluppo strategico regionale e locale;
- come incentivare l’aggregazione tra le imprese di spettacolo al fine di migliorare la competitività.
La necessità di istituire degli specifici Tavoli tecnici è ben rappresentata anche dal Libro Verde. Le industrie culturali e creative, un potenziale da sfruttare a cura della Commissione Europea. “Un approccio strategico nel contesto di un modello di sviluppo integrato significa che il sostegno alle industrie culturali e creative non è considerato come un “lusso” o una scelta isolata, ma come un contributo comune allo sviluppo economico e alla coesione sociale di un territorio. Per avere successo, le strategie di sviluppo integrate dovrebbero essere definite ai livelli territoriali pertinenti, in collaborazione con le autorità responsabili delle diverse politiche (sviluppo economico, occupazione, istruzione e cultura) e i rappresentanti della società civile (imprese, lavoratori e associazione dei cittadini). Le industrie culturali e creative si sviluppano a livello locale e regionale dove le reti e i cluster funzionano. Se è radicata sul piano locale, la creatività ha una portata universale. Promuovere la mobilità degli artisti e degli operatori culturali è un modi per aiutare le industrie culturali e creative a passare dal livello locale a quello mondiale e garantire così la presenza dell’Europa nel mondo. Infatti, le strategie di sviluppo regionale e locale hanno integrato con successo le industrie culturali e creative in numerosi settori: la promozione del patrimonio culturale a fini commerciali; sviluppo delle infrastrutture e dei servizi culturali per favorire un turismo sostenibile; raggruppamento di imprese locali e collaborazioni tra le industrie culturali e creative e l’industria, la ricerca, l’istruzione e altri settori; definizione di strategie transfrontaliere integrate per gestire le risorse naturali e culturali e ridare slancio alle economie locali; sviluppo urbano sostenibile.”
Ma anche dal noto economista francese Jean Paul Fitoussi “Il grave problema che ci troviamo di fronte è la tentazione di adottare per i beni culturali una politica a corto termine. In quest’ottica, certo, i beni culturali, ma anche l’educazione, la ricerca, addirittura l’occupazione, non producono reddito. Non immediatamente. Al contrario queste politiche devono, per definizione, avere un orizzonte a lungo termine, devono essere messe al riparo dai contraccolpi della congiuntura, altrimenti a lungo termine si avranno soltanto danni. Le politiche di sostegno ai beni culturali possono diventare esse stesse un motore di crescita, favorire l’uscita dalla crisi.”
Dunque, dopo la nostra lettera del 28 gennaio u.s. e l' incontro con le imprese teatrali lombarde del 17 febbraio u.s., crediamo strategico, per la Regione Lombardia e per le imprese di spettacolo, riprendere quel costruttivo clima di confronto che ha portato all’approvazione della legge n.21 /08 e alla realizzazione di significativi progetti: Fai il pieno di cultura e Oltre il palcoscenico, ovvero lo spettacolo per la valorizzazione dei beni culturali, Next: la prima borsa della produzione teatrale lombarda e i primi due Bandi sul Fondo di rotazione per la ristrutturazione delle sale di spettacolo e la digitalizzazione delle sale cinematografiche.
Nell’immediato 2011, parallelamente alla costituzione dei due tavoli tecnici, e nello spirito di non accentuare i drastici effetti derivanti dei tagli al FUS, auspichiamo che la Regione Lombardia possa:
- finanziare la l.r. 21/2008 agli stessi livelli del 2010, tenendo presente che per quanto riguarda lo spettacolo dal vivo la regione Lombardia figura al primo posto in termini di numero degli spettacoli, numero di biglietti venduti e nella spesa al botteghino (fonte: Siae 2009) e agli ultimi posti, tra le regioni, per la spesa per il sostegno alla produzione e distribuzione dello spettacolo (fonte: Osservatorio regionale della Lombardia);
- finanziare la legge 9 con lo spirito di incoraggiare le progettualità tra Comuni, Province e imprese dello spettacolo
- finanziare un nuovo bando per la digitalizzazione delle sale cinematografiche, tenendo presente che dal 2012 il Fondo potrebbe alimentarsi con i soli rientri dei prestiti concessi con i precedenti bandi;
- promuovere un protocollo d’intesa con l’assessorato al Turismo per la promozione del turismo e la valorizzazione dei siti Unesco in Lombardia. Le sale di spettacolo con attività continuativa potrebbero essere ampiamente utilizzate per l’istallazione di specifici stand e per la distribuzione di materiale informativo. Inoltre i siti internet dei teatri potrebbero essere utilizzati per l’inserimento di banner pubblicitari;
- coordinare la ricerca di contributi privati finalizzata al sostegno della produzione dello spettacolo dal vivo.
Ci auguriamo che le tematiche sollevate con la presente lettera possano in breve tempo diventare oggetto di un proficuo confronto. Fiorenzo Grassi Presidente Agis lombarda