Non lasciamo chiudere le piccole sale
BENEVENTO - 24 GIUGNO 2009 - Sono un vecchio abbonato al Giornale dello Spettacolo, ex esercente. Ho letto l’articolo"Qualità e un mercato vivo" pubblicato dal Giornale dello Spettacolo n. 12 dello scorso 19 giugno ( sul sito, pubblicato il 17 giugno, "Cinema, 100Autori a sostegno di un cinema di qualità e digitalizzato), nel quale si auspica l'apertura o riapertura di tante piccole sale chiuse e il prolungamento della vita dei film sfruttando anche le seconde visioni, così come avveniva un tempo. Io ero il proprietario di un piccolo cinema in un piccolo paese di 3500 abitanti, aperto nel 1940 e chiuso nel 1972.
Il mio rammarico è quello di aver visto chiudere insieme a me diverse migliaia di piccole sale . Ogni comune della provincia di Benevento negli anni Settanta era provvisto almeno di un cinematografo, quindi 60 comuni avevano altrettante sale cinematografiche. Ovviamente questo valeva non solo per la provincia di Benevento ma per tutte le altre province italiane. Adesso nemmeno i comuni più grandi, di 10.000 o 15.000 abitanti dispongono di una sala cinematografica. E' possibile, mi sono sempre chiesto, che questo fatto non abbia allarmato nessun politico o i maggiori responsabili e dirigenti delle associazioni di settore?
Credo anche che tante di queste piccole sale chiuse potrebbero recuperare una buona fetta di pubblico, che oggi è irrimediabilmente persa. Tantissimo degli spettatori perduti per vedere un film a cinema o in una multisala devono fare venti o trenta chilometri di macchina. Non voglio attribuire colpe specifiche che sono di tutti coloro che potevano fare qualcosa a difesa della riapertura di queste sale chiuse e non l'hanno fatto o non lo fanno. I multiplex, come leggo nel "Giornale dello Spettacolo", non hanno incrementato il numero degli spettatori, semmai lo hanno spostato .
E allora, non era migliore l'organizzazione di una volta quando appunto ogni comune aveva il suo cinema? Non c’è bisogno di dire che il cinema del piccolo comune rappresentava il massimo centro di aggregazione politico, sociale, culturale di quel paese. Credo che una opportuna legislazione potrebbe rimettere in gioco la situazione ed allungare la vita dei film con seconde o terze visioni. Ringrazio ed ossequi
Luigi Calandro
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