Il piccolo esercizio può solo chiudere?
MONTELLA (Avellino) - 16 DICEMBRE 2012- Vorrei esporre ai nuovi presidenti dell'Anec e del Piccolo Esercizio la mia situazione e chiedere nel contempo di sapere se è uguale in tutta Italia. Oggi proporre cinema in monosale significa rimetterci soldi. Io per poter lavorare e programmare un film di "cassetta" per questo Natale - ma vale per tutto l'anno- dovrei versare nelle casse della Filmauro, ANTICIPATAMENTE, 3636,05 Euro o in quelle della Medusa 2426,05. Cifre assolutamente al di fuori della mia portata, in quanto monosala in un paese di 7000 abitanti, schiacciata dalla concorrenza di una multisala con 3 schermi, che programma anche fino a 6 film alla settimana, a 5 minuti di auto, e da un multiplex a 9 schermi a 25 minuti di auto. Se questa è la norma in tutte le province italiane (e continuerà ad esserlo anche in futuro), allora tanto vale che, prima che gli squali (distribuzioni) ci divorino, chiudiamo noi da soli. Neanche passare al digitale servirebbe a ridurre i costi di noleggio. Ad averli 100.000,00 euro! Me ne starei a casa. Sento parlare di consorzio delle sale ( Leandro Pesci) o che il piccolo esercizio andrebbe tutelato (Luigi Grassi) o ancora che alle piccole sale andrebbe garantito il prodotto (Angelo Acquaviva) : le stesse argomentazioni che sento da vent'anni, ma di concreto non si è e non si farà nulla. A comandare il mercato saranno sempre le distribuzioni e ci chiederanno sempre noleggi da usura vera e propria. Un film in uscita nazionale costa di m.g. 2000/3000 euro e noi non possiamo permettercelo e dopo 3/4 settimane, quando potremo programmare il film, secondo i tempi attuali, avrà già esaurito la sua forza. Cari presidenti, ditelo con coraggio a coloro che sono nella mia stessa situazione: CHIUDETE.
Carlo Fierro ( Montella – Avellino)
Risponde il presidente del Piccolo Esercizio-Anec , Angelo Acquaviva
No, non bisogna chiudere. Bisogna cambiare atteggiamento, uscire dalla logica della contrapposizione, del muro contro muro , distributori contro esercenti, esercenti contro distributori, e addirittura esercenti contro esercenti. Altrimenti lettere come queste ne arriveranno ancora , così come ne sono arrivate per anni. Ho accettato la presidenza del Piccolo Esercizio perché insieme agli altri due delegati regionali, Antonio Sancassani della Lombardia e Giuseppe D’Urso della Sicilia,voglio perseguire una nuova linea d’azione, sia all’interno che all’esterno dell’associazione, riconoscendo in pieno la battaglia che per lunghissimo tempo è stata combattuta da Luigi Grassi, che ha sempre difeso con tutte le sue forze l’esercizio minore. Ha sofferto sulla sua pelle quello che tanti colleghi denunciano e ha dovuto chiudere l’attività cinematografica della sua sala a Brindisi, aperta ora solo per il teatro. Dai primi dell’anno prossimo tutti e tre, Sancassani, D’Urso ed io,inizieremo gli incontri regione per regione: vogliamo conoscere i nostri colleghi, approfondire a voce tutte le problematiche, arrivare insieme a garantire che l’esercizio cinematografico è sano e serio. Vuole lavorare, vuole offrire il prodotto in uscita nazionale al pubblico. Non chiudiamo, non dobbiamo farlo proprio adesso che anche per noi può cominciare, grazie al digitale, una fase di riscossa in cui potremo finalmente pretendere , tra l’altro, la contemporaneità di programmazione. Ci dobbiamo parlare, incontrare ad uno ad uno. Inizieremo a gennaio dalla Toscana e dalla Liguria, per scendere subito dopo nel Sud.
Angelo Acquaviva, presidente Piccolo Esercizio
