Lettere al Giornale

L'estate 2012 e l'inverno del cinema

ROVERETO - 15 GIUGNO 2012 -Ci sono buoni motivi per l’uscita di film importanti nel periodo estivo. Per i film destinati a ragazzi e famiglie i motivi sono addirittura ottimi e tali da preferire l’uscita estiva a quella invernale.Non è necessario ricorrere a studi di sociologia comportamentale per capire, basta guardarsi intorno e avere un pizzico di buon senso. D’estate tutte le attività legate ai ragazzi si fermano. Le scuole sono chiuse così come sono ferme tutte le attività complementari e accessorie. Quelle sportive, dalle arti marziali all’atletica, quelle musicali, quelle catechistiche, lo scoutismo, la gara di nuoto, quella di sci, il collettivo studentesco. Tutte attività che costituiscono una serie di impegni che i genitori devono gestire insieme al loro lavoro. La sera, d’inverno, rimane solo il tempo di addormentarsi davanti alla televisione, sfiniti, dopo aver lavorato tutto il giorno e aver scarrozzato i figli dal dentista, dai catechisti e a lezione di chitarra, a lezione di judo prima e poi in piscina, al termine di una giornata stressante che non finisce mai nonostante sia finita da un pezzo a causa del buio precoce e del freddo. Tutto questo d’estate cambia radicalmente, allo stesso modo in cui cambia nei Paesi più avanzati del nostro. C’è molto più tempo a disposizione. Nasce il problema di dove “parcheggiare” i propri figli, alla ricerca di questo o di quel campo estivo, di un qualche Patronato o di un qualche gruppo organizzato di animatori per intrattenere i giovani. Milioni di giovani che durante l’estate devono impegnare il loro tempo. Le giornate estive sono più lunghe. Chi lavora sa che d’estate, dopo il lavoro, c’è davanti quasi un’intera giornata a disposizione. Che si fa? Al cinema non si può andare perche non ci sono film. L’attività di intrattenimento per eccellenza non intrattiene nessuno. Ma no, non si può. Ci sono gli Europei, poi ci sono i Mondiali.

E le Olimpiadi dove le mettiamo? Ci sono milioni di italiani a cui gli Europei di calcio non interessano minimamente. Tra questi milioni di persone ce ne sono centinaia di migliaia a cui il calcio infastidisce persino. La gara olimpionica di nuoto poi la vediamo al bar della spiaggia, quella di tiro con l’arco si fa di mattina presto, l’incontro di boxe alle signore non piace nemmeno. Quante sono le gare olimpiche seguite da milioni di italiani incollati al televisore? Chissà cosa succede in Inghilterra? Gli esercenti inglesi hanno per caso intenzione di restituire le licenze per disperazione? Forse hanno chiesto che le Olimpiadi vengano spostate in un altro paese. No, gli inglesi escono con i loro film senza cambiare una sola virgola alle uscite programmate. Noi invece mandiamo al mare la nostra testa, ad annegare nei nostri alibi.

Da anni facciamo i test estivi. Molti di questi hanno avuto esito positivo e questo era di grande incoraggiamento. Ora il deserto, la desolazione, la chiusura estiva perché c’è qualcuno che tira calci a un pallone o fa una corsa di cento metri. Qualcuno, tra i distributori, ha lanciato l’idea di una grande campagna per riportare il pubblico al cinema. Bene, cominciamo a portarlo d’estate. Se ci fosse più equilibrio tra estate e inverno le teniture sarebbero più lunghe proprio perché più equilibrate e ciò comporterebbe un minor rischio di perdita. Inoltre, tra le svariate e positive conseguenze si eviterebbe anche la mattanza dei film causata dal sovraffollamento delle uscite invernali.

D’estate non si esce perché ne usciamo sconfitti. E il suicidio del sovraffollamento invernale? Quel suicidio invernale che riguarda la metà dei film in uscita perché il pubblico non ha la capacità (e il tempo se parliamo dei ragazzi e delle famiglie) di smaltirli tutti? Quello non conta? Mi scusi: non avete più in programmazione quel film? No signora, l’abbiamo smontato dopo soli tre giorni perché abbiamo solo cinque sale e dieci film da programmare. Che peccato, dice la signora, ne avevo sentito parlare così bene. E così il gioco delle parti si inverte, d’estate sono gli esercenti a lanciare le loro accuse contro i distributori mentre d’inverno accade il contrario, e via così, anno dopo anno, in questo bel girotondo. E’ cosi difficile pensare di promuovere insieme, d’estate, esercenti e distributori, l’uscita di cinquanta film importanti? E’ così difficile credere che la promozione di un’uscita invernale sia necessaria solo per il fatto che ne ho altri cinquanta contro? E’ così difficile riflettere sul fatto che nell’investire soldi nel lancio di un film d’inverno non ci sia un ritorno soddisfacente in almeno la metà dei casi? Vogliamo tirare fuori i titoli? E così difficile pensare che l’investimento, condiviso, si deve fare dove e quando serve e non dove e quando non serve?

Un filmetto è un filmetto sia d’estate che d’inverno, ma forse d’estate ha meno possibilità di essere annientato. Checco Zalone è Checco Zalone, come Sherlock Holmes è Sherlock Holmes, magari d’estate hanno la possibilità di andare avanti dappertutto almeno quattro settimane anziché due perché ci sono Albanese e Batman con il loro fiato sul collo, impazienti di uscire. Ultimamente abbiamo perso colpi, e li abbiamo persi d’inverno, non d’estate.

Forse è il caso di ripensare tutte le strategie. Tutte. Forse è il caso di ripensare il modo di pensare, di credere. Forse è il caso di cambiare l’approccio al nostro lavoro. Altrimenti, come al solito, aspettiamo. Aspettiamo che qualcuno ce la mandi buona. L’estate che si trasforma in inverno, quello del cinema. Nessuna meraviglia. Nessuno sconcerto. D’altra parte anche questo è specchio di un paese incapace di andare avanti, di cambiare, di dare un impulso innovativo anche minimo, schiavo dei suoi isolazionismi e dei suoi particolarismi. Chi pensa per sé pensa per tre: tutti presi nel curare solo il proprio interesse, incapaci di avere una visione d’insieme, magari comune, senza riflettere sul fatto che essere convinti che il proprio interesse si possa realizzare distintamente dall’interesse degli altri è sintomo di arretratezza e di incompetenza, con un patetico piagnisteo di lamentele e di scaricabarili a far da cornice. Anche questo è specchio di un paese sospeso tra un default finanziario ed economico da una parte e un default sociale, culturale, morale e politico dall’altra, un paese in cui sono troppe le persone che ricoprono ruoli senza averne la competenza, che dovrebbero lasciare il loro posto, magari a quelli che da questo paese se ne sono andati o se ne stanno andando, tanti, troppi.

Walter Giacomazzi ( Cinemotion-Rovereto) vicepresidente Anec Tre Venezie

Friuli Venezia Giulia:centro commerciale con multiplex? e gli altri cinema?

GORIZIA - 23 MARZO 2012 - Sono il direttore della Transmedia S.p.A. titolare e gestore delle multisale Kinemax di Gorizia e Monfalcone (la prima multisala ad avere investito sui pannelli fotovoltaici, come segnalato da questo sito), nonché direttore del Premio internazionale alla miglior sceneggiatura “Sergio Amidei” giunto alla sua 31°edizione. Le due multisale si trovano in un'area geografica con un bacino di utenza non molto significativo: circa 150mila unità. A metà strada tra Gorizia e Monfalcone sta per nascere un centro commerciale che integra al suo interno anche un negozio Ikea, denominato Parco commerciale di Villesse, all’interno del quale c'è la volontà di costruire un Multisala di 6/7 schermi, volontà attribuibile al costruttore ma avversa da ogni ragionevole valutazione di mercato.

La provincia di Gorizia arriva ad avere 140mila abitanti e questa eventuale multisala si troverebbe vicinissima, 14 Km dalla nostra di Monfalcone (5 schermi ) e 17 Km dall’altra nostra multisala di Gorizia (3 schermi) e anche vicina, 20 Km circa, al multiplex The Space (ex Cinecity) di Pradamano in provincia di Udine (12 schermi). La Transmedia S.p.A. ha commissionato un’analisi di mercato basata sul bacino d'utenza e quindi sulla fattibilità economica del progetto riferito al Parco commerciale di Villesse circoscritto al progetto del solo Multisala. Da quest'analisi viene fuori una cosa molto chiara: la non sostenibilità economica delle sale cinematografiche e lo scenario terribile che di conseguenza discenderebbe, con la chiusura certa delle altre nostre sale.

Le attività del gruppo Transmedia, che nell'arco di 15 anni hanno creato investimenti per più di 5 milioni di euro, non si limitano alla sola vendita del biglietto del cinema. La società ha sviluppato numerose attività culturali, coinvolgendo e ospitando l'Università degli Studi di Udine Dams Cinema con un importante laboratorio di restauro e conservazione del film, partecipando alla realizzazione della Mediateca provinciale, ospitando ormai da più di dieci anni il premio internazionale alla miglior sceneggiatura intitolato al grande sceneggiatore “Sergio Amidei”, conosciuto in tutta Europa e che ha visto la partecipazione dei più grandi maestri del cinema italiano ed europeo, e tra le ulteriori attività ospitate anche il Film Forum, festival dove vengono ospitati oltre 200 tra docenti e studenti da tutt'Europa e anche da oltre Oceano.

I Multisala Kinemax inoltre sono stati tra i primi ad adottare il sistema digitale e, alla fine del prossimo mese di aprile, il processo sarà completato su tutte le otto sale, a conferma della vocazione all’innovazione tecnologica, nata già negli anni Novanta quando il Kinemax di Gorizia fu tra i primi in Italia ad avere la certificazione Thx.

È assurdo e irragionevole portare alla chiusura di tutto questo solo per seguire l’idea di un progetto commerciale, che definisce il cinema come una attività per tempo libero paragonandolo ad un centro di abbronzatura, fitness, parco giochi per bambini e altro.

Nella nostra regione esiste una legge sul cinema molto valida, anche se manca la delibera sul regolamento apertura nuove sale. Il regolamento è stato deliberato ma non pubblicato. Al momento della pubblicazione è saltato fuori un vecchio accordo di programma tra la Giunta regionale in carica 6 anni fa e i proprietari/progettisti del Parco commerciale, all'interno del quale si parlava di attività del tempo libero e, nello specifico, di cinema. LaRegione ha ritenuto quindi opportuno ritirare la delibera. Ci sono stati molti incontri con l'assessorato alla Cultura della nostra regione ai quali ha partecipato la nostra associazione – AGIS Tre Venezie – ma non siamo riusciti a far approvare il Regolamento che, pertanto, ad oggi, ancora non è operante.

Mi chiedo a questo punto, visto che il progetto del Parco commerciale risale a più di 15 anni fa e che dall'accordo di programma sono già passati ormai sei anni, e nel frattempo sono cambiate tante cose, con la nascita di 2 multisala (Kinemax Monfalcone e Cinecity Pradamano) e tanti altri Parchi commerciali di vaste dimensioni, che senso abbia che la Regione non dia seguito a quanto previsto nella Legge Cinema, approvando il Regolamento Apertura Sale e lasciando in tal modo la nostra azienda (e con essa tutti suoi lavoratori) con l’incertezza per un futuro che, come sappiamo, è già di per sé incerto a causa della crisi.

Rivolgiamo quindi un forte appello alla Regione Friuli Venezia Giulia e, in particolare, alla Giunta ed all’assessore De Anna competente per materia, perché la situazione si sblocchi e la normativa venga adottata, eliminando questa irresponsabile fase di stallo. Ci rivolgiamo anche ai media, ai sindacati ed agli spettatori affinché facciano sentire la loro voce presso gli organi regionali per una difesa delle sale cinematografiche e dei valori culturali e sociali che le nostre sale tutelano e promuovono.

Giuseppe Longo direttore Società Transmedia S.p.A.

Il piccolo esercizio può solo chiudere?

MONTELLA (Avellino) - 16 DICEMBRE 2011- Vorrei esporre ai nuovi presidenti dell'Anec e del Piccolo Esercizio la mia situazione e chiedere nel contempo di sapere se è uguale in tutta Italia. Oggi proporre cinema in monosale significa rimetterci soldi. Io per poter lavorare e programmare un film di "cassetta" per questo Natale - ma vale per tutto l'anno- dovrei versare nelle casse della Filmauro, ANTICIPATAMENTE, 3636,05 Euro o in quelle della Medusa 2426,05. Cifre assolutamente al di fuori della mia portata, in quanto monosala in un paese di 7000 abitanti, schiacciata dalla concorrenza di una multisala con 3 schermi, che programma anche fino a 6 film alla settimana, a 5 minuti di auto, e da un multiplex a 9 schermi a 25 minuti di auto. Se questa è la norma in tutte le province italiane (e continuerà ad esserlo anche in futuro), allora tanto vale che, prima che gli squali (distribuzioni) ci divorino, chiudiamo noi da soli. Neanche passare al digitale servirebbe a ridurre i costi di noleggio. Ad averli 100.000,00 euro! Me ne starei a casa. Sento parlare di consorzio delle sale ( Leandro Pesci) o che il piccolo esercizio andrebbe tutelato (Luigi Grassi) o ancora che alle piccole sale andrebbe garantito il prodotto (Angelo Acquaviva) : le stesse argomentazioni che sento da vent'anni, ma di concreto non si è e non si farà nulla. A comandare il mercato saranno sempre le distribuzioni e ci chiederanno sempre noleggi da usura vera e propria. Un film in uscita nazionale costa di m.g. 2000/3000 euro e noi non possiamo permettercelo e dopo 3/4 settimane, quando potremo programmare il film, secondo i tempi attuali, avrà già esaurito la sua forza. Cari presidenti, ditelo con coraggio a coloro che sono nella mia stessa situazione: CHIUDETE.

Carlo Fierro ( Montella – Avellino)

Risponde il presidente del Piccolo Esercizio-Anec , Angelo Acquaviva

No, non bisogna chiudere. Bisogna cambiare atteggiamento, uscire dalla logica della contrapposizione, del muro contro muro , distributori contro esercenti, esercenti contro distributori, e addirittura esercenti contro esercenti. Altrimenti lettere come queste ne arriveranno ancora , così come ne sono arrivate per anni. Ho accettato la presidenza del Piccolo Esercizio perché insieme agli altri due delegati regionali, Antonio Sancassani della Lombardia e Giuseppe D’Urso della Sicilia,voglio perseguire una nuova linea d’azione, sia all’interno che all’esterno dell’associazione, riconoscendo in pieno la battaglia che per lunghissimo tempo è stata combattuta da Luigi Grassi, che ha sempre difeso con tutte le sue forze l’esercizio minore. Ha sofferto sulla sua pelle quello che tanti colleghi denunciano e ha dovuto chiudere l’attività cinematografica della sua sala a Brindisi, aperta ora solo per il teatro. Dai primi dell’anno prossimo tutti e tre, Sancassani, D’Urso ed io,inizieremo gli incontri regione per regione: vogliamo conoscere i nostri colleghi, approfondire a voce tutte le problematiche, arrivare insieme a garantire che l’esercizio cinematografico è sano e serio. Vuole lavorare, vuole offrire il prodotto in uscita nazionale al pubblico. Non chiudiamo, non dobbiamo farlo proprio adesso che anche per noi può cominciare, grazie al digitale, una fase di riscossa in cui potremo finalmente pretendere , tra l’altro, la contemporaneità di programmazione. Ci dobbiamo parlare, incontrare ad uno ad uno. Inizieremo a gennaio dalla Toscana e dalla Liguria, per scendere subito dopo nel Sud.

Angelo Acquaviva, presidente Piccolo Esercizio

Una protesta contro la Bim

FERMO - 19 OTTOBRE 2011 - Questa è una lettera di protesta. Una vibrata protesta che parte da una profonda indignazione per come sono stati trattati coloro che nel cinema credono ed investono e, soprattutto, coloro che le sale cinematografiche continuano a frequentarle.
Sono la rappresentante legale della Multimovie Srl di Fermo nelle Marche. Insieme a mio fratello Marcello e alla mia famiglia, lo scorso dicembre ho inaugurato il Super8, non solo un multiplex, ma un vero e proprio villaggio cinematografico con otto sale, ludoteca, sala incontri, doppio bar, ecc., realizzato nell'area di Campiglione di Fermo, località baricentrica rispetto all'intera provincia fermana. Abbiamo investito una somma di circa 8,5 milioni di euro per acquisto terreno, edificazione, strumentazioni all'avanguardia, ecc. ecc. Abbiamo scommesso ancora una volta, come sempre ha fatto nostro padre Walter (presidente Agis regionale), sul cinematografo. Il nostro intervento ha fatto sì che per diversi mesi piccole e medie imprese locali abbiano potuto lavorare senza interruzioni e problemi. Da subito, oltre alla ricca proposta filmica, abbiamo dedicato alcune sale alle sole pellicole d'essai, ai dibattiti con registi, all'incontro con scrittori, al coinvolgimento di associazioni le più diverse, qualificando così la nostra presenza nella provincia.
Ed ora vengo alla protesta. Seguendo il filone culturale ed impegnato, il quattro agosto scorso abbiamo chiesto alla direzione commerciale della BIM Distribuzione di Roma, di poter stabilire un rapporto continuativo, concernente l'intera sua produzione. Nessuna risposta, nonostante reiterati tentativi, è arrivata dalla sede romana. Dimostrando buona volontà e sempre con l'intenzione di stabilire proficui rapporti, abbiamo proiettato pellicole (The Eagle, ad esempio) che ci venivano suggerite dall'agenzia BIM di Ancona. Anche in previsione di ottenere, come c'era stato promesso, il film A Dangerous Method. Certi di questo impegno preso dall'agenzia anconetana, abbiamo deciso di organizzare al Super8 un evento culturale di grande spessore proprio per l'uscita di A Dangerous Method. Abbiamo così coinvolto un giovane e famoso scrittore, alcune associazioni che operano nel campo sanitario, altre dell'ambito culturale, alcuni medici del locale Ospedale Civile, uno psichiatra ed uno psicologo. Mentre stavamo andando in stampa con il materiale promozionale, l'agenzia anconetana ci comunica, senza troppe, o comunque consistenti, spiegazioni, che la copia di A Dangerous Method non ci sarebbe stata fornita. Di fronte alla mia richiesta di ragionevoli spiegazioni, mi viene obiettato che “la BIM certi film non li passa ai multiplex”, che “il tipo di pubblico che frequenta i multiplex non segue i film della BIM”, che “i film della BIM non sono adatti al tipo di pubblico dei multiplex”. La conclusione è stata: A Dangerous Method circolerà solo nella monosale.
Rimango interdetta e indignata di fronte ad affermazioni così gratuite e per nulla rispondenti alla realtà. Ancor più indignata lo divento quando vengo a sapere che il film, a noi negato, è stata concesso invece, e ovviamente proiettato, in alcuni multiplex marchigiani, come a Tolentino e a Spoltore.
Concludo dicendo che tali atteggiamenti danneggiano non solo il nostro Super8 ma l'intero ambito cinematografico nazionale. 

Monica Perugini
Multimovie srl Fermo

Un esercente pugliese: le difficoltà delle piccole sale

SAN PIETRO VERNOTICO (BRINDISI) - 3 FEBBRAIO 2011 - Ho letto l'intervista rilasciata al Giornale dello Spettacolo (n. 22 del 17 dicembre 2010) dal nuovo presidente dell'Anec Puglia e Basilicata, Francesco Santalucia, e noto che nell'analisi della crisi delle monosale di città, o meglio di profondità, data per scontata e ineludibile, manca la descrizione della ragione fondamentale di tale crisi. Essa risiede sostanzialmente ed esclusivamente, secondo la mia venticinquennale esperienza cinematografica, nel rapporto vessatorio intrattenuto con le agenzie di distribuzione, che impongono condizioni contrattuali con i cosiddetti minimi garantiti, il più delle volte inaccessibili per i cinema dei piccoli paesi.
A mo’ di esempio, buon ultimo, vi espongo quanto accadutomi con la Film Audax di Ancona quale distribuzione di Medusa Film per la Puglia e Basilicata. Il 29/12/2010 inoltravo richiesta di proiettare in contemporanea il film evento della stagione, Che bella giornata con Checco Zalone; a seguito di ciò, mi veniva recapitata proposta di contratto nella quale mi si chiedeva l'importo di euro. 4.000,00 più debito liquido di euro. 7.000,00 oltre Iva e accessori da pagare anticipatamente. A fronte di tale proposta, ho ritenuto di rimandare la programmazione, in quanto, avendo la sala 100 posti, non vi erano i requisiti per poter far fronte ad un minimo garantito così elevato; vi sarebbero potuti essere anche problemi di ordine pubblico in considerazione dell’attesa che si manifestava per la visione del film. Il 24 gennaio scorso, passati circa 20 giorni con 4 festivi di programmazione,inoltravo nuova richiesta per programmare il film nel finesettimana del 30 gennaio, mi veniva comunicato telefonicamente, e con imposizione, che avrei dovuto versare, nonostante fosse passato tanto tempo e comunque gli incassi fossero visibilmente scesi, la somma di euro 2.500,00 oltre il debito liquido di euro 2.000,00 più Iva e accessori; mi veniva comunicato che sarebbe stato inutile chiedere riduzioni, in quanto il prezzo sarebbe rimasto immutato anche questa estate (in estate svolgo attività ambulante nei paesi sprovvisti di cinema).
In sostanza, il vero problema delle sale dei piccoli centri sta nel rapporto commerciale che si intrattiene con le case di distribuzione, un rapporto subalterno per l'evidente imposizione. A rischiare è solo l'esercente, che qualche volta riesce a recuperare le spese, come è accaduto con il film di Checco Zalone, ma il più delle volte, nonostante le previsioni di successo, l’esercente con gli incassi non riesce a coprire la fattura d'acquisto. Spesso sale piccole della provincia, pagando il minimo garantito, a fine programmazione pagano il film molto di più di una sala di città, più grande e con una maggiore affluenza di pubblico.
Mi rivolgo anche al presidente della regione Puglia, Nichi Vendola al quale dico che, pur apprezzando gli effetti della istituzione del Circuito Sale di Qualità voluto dalla sua Giunta, se si continua ad ammettere l'esercizio vessatorio della distribuzione verso il cinema di periferia, questo sarà destinato alla chiusura, o, per quanto possibile, a sopravvivere solo di furberie ed assistenzialismo, venendo meno alla funzione propria di impresa socio culturale. Appaiono insufficienti, subordinate ed assistenziali, persino le stesse richieste rivolte dal presidente dell'Anec regionale concernenti l'interlocuzione con gli enti locali, in quanto, a mio avviso, e non solo, i veri problemi della profondità non sono mai stati rappresentati con coerenza e dignità di posizione contro la distribuzione. Piuttosto chi ha avuto sinora questo compito è apparso sempre favorito nel suo rapporto commerciale. E' auspicabile immaginare che, almeno ove vi fossero dei contributi statali o regionali per la realizzazione di film, risulti meglio tutelato e più garantito il diritto alla proiezione per le sale dei piccoli centri urbani ?
Aldo Pancosta Cinema Massimo -San Pietro Vernotico (Brindisi)
-----------------Risponde il presidente dell'Anec Puglia Basilicata

Leggo con rammarico e con una certa sorpresa- visto che mi ero già impegnato ad interessarmi del problema contattando l’agente locale della Medusa- la lettera del collega Aldo Pancosta, probabilmente motivata dalla delusione di non aver potuto proiettare il film Che bella giornata. Non condivido, inoltre, la sua opinione sulle ragioni della crisi delle sale cittadine e, più in particolare, della “profondità”. Come ho già sostenuto nella mia intervista al Giornale dello Spettacolo, sono profondamente convinto che le vere ragioni riguardino il livello troppo elevato di alcuni tributi locali (Ici, Tarsu, ecc.) e, soprattutto, la difficoltà di adeguare le singole strutture dal punto strutturale e da quello tecnologico: non a caso, proprio in questi giorni stiamo discutendo con la Regione Puglia misure di sostegno – e non di assistenza - agli esercenti per la “digitalizzazione”. Voglio precisare, poi, che i problemi di natura economico-contrattuale con la distribuzione ai quali Pancosta fa riferimento, e che pure possono esservi, non rientrano nella sfera dell’attività istituzionale di rappresentanza dell’Anec e che, ciò nonostante, ho chiesto ed ottenuto un incontro per fine febbraio agli agenti locali delle agenzie di distribuzione, sì da creare un’occasione di confronto e di approfondimento con i nostri soci sugli aspetti di interesse comune. Da ultimo, a nome mio e di tutti i colleghi che mi hanno preceduto nella carica di presidente regionale dell’Anec, mi preme precisare che questa attività di rappresentanza, ben lungi dal portare benefici personali di qualunque natura, comporta un notevole dispendio di tempo e di energie, spesso sottratte alla nostra attività di impresa.
Francesco Santalucia, presidente Anec Puglia e Basilicata

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