L'estate 2012 e l'inverno del cinema
ROVERETO - 15 GIUGNO 2012 -Ci sono buoni motivi per l’uscita di film importanti nel periodo estivo. Per i film destinati a ragazzi e famiglie i motivi sono addirittura ottimi e tali da preferire l’uscita estiva a quella invernale.Non è necessario ricorrere a studi di sociologia comportamentale per capire, basta guardarsi intorno e avere un pizzico di buon senso. D’estate tutte le attività legate ai ragazzi si fermano. Le scuole sono chiuse così come sono ferme tutte le attività complementari e accessorie. Quelle sportive, dalle arti marziali all’atletica, quelle musicali, quelle catechistiche, lo scoutismo, la gara di nuoto, quella di sci, il collettivo studentesco. Tutte attività che costituiscono una serie di impegni che i genitori devono gestire insieme al loro lavoro. La sera, d’inverno, rimane solo il tempo di addormentarsi davanti alla televisione, sfiniti, dopo aver lavorato tutto il giorno e aver scarrozzato i figli dal dentista, dai catechisti e a lezione di chitarra, a lezione di judo prima e poi in piscina, al termine di una giornata stressante che non finisce mai nonostante sia finita da un pezzo a causa del buio precoce e del freddo. Tutto questo d’estate cambia radicalmente, allo stesso modo in cui cambia nei Paesi più avanzati del nostro. C’è molto più tempo a disposizione. Nasce il problema di dove “parcheggiare” i propri figli, alla ricerca di questo o di quel campo estivo, di un qualche Patronato o di un qualche gruppo organizzato di animatori per intrattenere i giovani. Milioni di giovani che durante l’estate devono impegnare il loro tempo. Le giornate estive sono più lunghe. Chi lavora sa che d’estate, dopo il lavoro, c’è davanti quasi un’intera giornata a disposizione. Che si fa? Al cinema non si può andare perche non ci sono film. L’attività di intrattenimento per eccellenza non intrattiene nessuno. Ma no, non si può. Ci sono gli Europei, poi ci sono i Mondiali.
E le Olimpiadi dove le mettiamo? Ci sono milioni di italiani a cui gli Europei di calcio non interessano minimamente. Tra questi milioni di persone ce ne sono centinaia di migliaia a cui il calcio infastidisce persino. La gara olimpionica di nuoto poi la vediamo al bar della spiaggia, quella di tiro con l’arco si fa di mattina presto, l’incontro di boxe alle signore non piace nemmeno. Quante sono le gare olimpiche seguite da milioni di italiani incollati al televisore? Chissà cosa succede in Inghilterra? Gli esercenti inglesi hanno per caso intenzione di restituire le licenze per disperazione? Forse hanno chiesto che le Olimpiadi vengano spostate in un altro paese. No, gli inglesi escono con i loro film senza cambiare una sola virgola alle uscite programmate. Noi invece mandiamo al mare la nostra testa, ad annegare nei nostri alibi.
Da anni facciamo i test estivi. Molti di questi hanno avuto esito positivo e questo era di grande incoraggiamento. Ora il deserto, la desolazione, la chiusura estiva perché c’è qualcuno che tira calci a un pallone o fa una corsa di cento metri. Qualcuno, tra i distributori, ha lanciato l’idea di una grande campagna per riportare il pubblico al cinema. Bene, cominciamo a portarlo d’estate. Se ci fosse più equilibrio tra estate e inverno le teniture sarebbero più lunghe proprio perché più equilibrate e ciò comporterebbe un minor rischio di perdita. Inoltre, tra le svariate e positive conseguenze si eviterebbe anche la mattanza dei film causata dal sovraffollamento delle uscite invernali.
D’estate non si esce perché ne usciamo sconfitti. E il suicidio del sovraffollamento invernale? Quel suicidio invernale che riguarda la metà dei film in uscita perché il pubblico non ha la capacità (e il tempo se parliamo dei ragazzi e delle famiglie) di smaltirli tutti? Quello non conta? Mi scusi: non avete più in programmazione quel film? No signora, l’abbiamo smontato dopo soli tre giorni perché abbiamo solo cinque sale e dieci film da programmare. Che peccato, dice la signora, ne avevo sentito parlare così bene. E così il gioco delle parti si inverte, d’estate sono gli esercenti a lanciare le loro accuse contro i distributori mentre d’inverno accade il contrario, e via così, anno dopo anno, in questo bel girotondo. E’ cosi difficile pensare di promuovere insieme, d’estate, esercenti e distributori, l’uscita di cinquanta film importanti? E’ così difficile credere che la promozione di un’uscita invernale sia necessaria solo per il fatto che ne ho altri cinquanta contro? E’ così difficile riflettere sul fatto che nell’investire soldi nel lancio di un film d’inverno non ci sia un ritorno soddisfacente in almeno la metà dei casi? Vogliamo tirare fuori i titoli? E così difficile pensare che l’investimento, condiviso, si deve fare dove e quando serve e non dove e quando non serve?
Un filmetto è un filmetto sia d’estate che d’inverno, ma forse d’estate ha meno possibilità di essere annientato. Checco Zalone è Checco Zalone, come Sherlock Holmes è Sherlock Holmes, magari d’estate hanno la possibilità di andare avanti dappertutto almeno quattro settimane anziché due perché ci sono Albanese e Batman con il loro fiato sul collo, impazienti di uscire. Ultimamente abbiamo perso colpi, e li abbiamo persi d’inverno, non d’estate.
Forse è il caso di ripensare tutte le strategie. Tutte. Forse è il caso di ripensare il modo di pensare, di credere. Forse è il caso di cambiare l’approccio al nostro lavoro. Altrimenti, come al solito, aspettiamo. Aspettiamo che qualcuno ce la mandi buona. L’estate che si trasforma in inverno, quello del cinema. Nessuna meraviglia. Nessuno sconcerto. D’altra parte anche questo è specchio di un paese incapace di andare avanti, di cambiare, di dare un impulso innovativo anche minimo, schiavo dei suoi isolazionismi e dei suoi particolarismi. Chi pensa per sé pensa per tre: tutti presi nel curare solo il proprio interesse, incapaci di avere una visione d’insieme, magari comune, senza riflettere sul fatto che essere convinti che il proprio interesse si possa realizzare distintamente dall’interesse degli altri è sintomo di arretratezza e di incompetenza, con un patetico piagnisteo di lamentele e di scaricabarili a far da cornice. Anche questo è specchio di un paese sospeso tra un default finanziario ed economico da una parte e un default sociale, culturale, morale e politico dall’altra, un paese in cui sono troppe le persone che ricoprono ruoli senza averne la competenza, che dovrebbero lasciare il loro posto, magari a quelli che da questo paese se ne sono andati o se ne stanno andando, tanti, troppi.
Walter Giacomazzi ( Cinemotion-Rovereto) vicepresidente Anec Tre Venezie