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Siae, trailer e siti internet

Enrico Di Mambro*
siaeROMA - 2 NOVEMBRE 2011 - La vertenza sollevata nei confronti della SIAE da parte dei siti internet che diffondono trailer cinematografici solleva alcuni interrogativi non tutti risolvibili con una lettura sul piano esclusivamente del diritto. Pregiudizialmente e in via di principio l’utilizzo del diritto d’autore non può non essere che remunerato. Ci si deve però anche interrogare su quali sono i soggetti attivi e passivi delle transazioni e soprattutto su qual è il loro interesse di sistema. E, infine, come si quantifica e si determina il valore economico del diritto?

Nella specie esso concerne ovviamente non i trailer in sè ma i brani musicali in essi contenuti. Si tratta dei cosidetti DEM (Diritti di Edizione Musicale) in ambito cinema anche noti come PDM (Piccoli Diritti Musicali)…..e l’aggettivo diminutivo qualcosa deve pur significare. I PDM hanno come base di calcolo storica e prioritaria il 2,10% degli incassi netti  degli spettacoli cinematografici (... la aliquota più elevata in Europa) e generano attualmente un volume complessivo dell’ordine di 14 milioni di euro l’anno circa.

I soggetti destinatari di tali proventi sono in primis le case di edizione musicale spesso possedute o partecipate dalle imprese di produzione e di distribuzione cinematografica, in via indiretta gli autori nonché gli stessi artisti esecutori ed interpreti. La SIAE agisce quale mandataria degli aventi diritti. In tale esclusiva veste, e allo stato attuale, non può quindi disconoscersi alla SIAE il diritto-dovere di svolgere le azioni previste dal mandato conferitole. Anche volendo prescindere dalle entità fissate, qualche interrogativo lo suscitano invece le modalità di determinazione del prezzo realizzate in regime di monopolio senza condivisione o contraddittorio alcuno.

Per inciso e per rettificare alcune affermazioni quantomeno imprecise lette in questi giorni, va ricordato che esistono due diversi accordi che disciplinano la materia dell’utilizzo via internet dei trailer. Il primo stipulato tra SIAE e ANICA e la sua sezione distribuzione ed uno successivo stipulato nel gennaio 2010 tra SIAE ed AGIS. Il primo appare più una convenzione di principio e ruota su valori forfettari irrisori, il secondo ha effetti puramente virtuali prevedendo – né poteva essere giuridicamente e tecnicamente diverso – l’esonero dal pagamento del diritto laddove i siti degli esercenti prevedano nell’utilizzo dei trailer la modalità redirect, ovverosia il reindirizzo al sito che origina il trailer medesimo. Tale modalità è praticamente utilizzata pressoché da tutti gli esercenti.

Definiti ambiti e contenuti attuali della vicenda, bisognerebbe invece fare uno sforzo di intelligenza complessiva e non ridursi a un mero contenzioso in punta di diritto o rifugiarsi in artificiose costruzioni. I siti internet che diffondono trailer cinematografici sono un mezzo di informazione essenziale ed uno strumento di promozione particolarmente efficace per la circuitazione delle opere cinematografiche nel mercato-sala e non solo (home-video, etc…). Essi rappresentano anche una delle fonti per il citato reindirizzo da parte dei siti delle imprese di esercizio.

Come reazione alle richieste della SIAE, i siti minacciano la chiusura o il provocatorio utilizzo dei trailer senza colonna musicale, o anche altri paradossali comportamenti. Nella realtà e in una visione più complessiva delle economie in gioco, che interesse possono avere mandanti e mandataria a percepire un provento obiettivamente e necessariamente contenuto a fronte della riduzione o mancata crescita dei proventi primari (i 14 milioni di euro provenienti dalle sale e quant’altro)? Ha senso non cercare una soluzione nel merito ed ancorarsi passivamente e in termini puramente conservativi ad un meccanismo giuridico un po’ obsoleto e che presenta anche qualche crepa?

Una soluzione più matura e complessivamente più efficace appare invece un confronto tra mandanti, mandataria e gli stessi destinatari, finalizzato a rivedere il mandato e i patti accessori che escluda dal pagamento o che renda economicamente sostenibile l’utilizzo dei trailer via internet. Così sarebbero realmente tutelati gli interessi economici di tutte le parti in gioco, e perché no, anche quelli della collettività indistinta degli spettatori cinematografici.

*consulente Agis

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