Wotling, CNC: la sala al centro del sistema francese
ROMA - 2 SETTEMBRE 2011 - “Il cinema E' la sala”, questo il titolo del convegno organizzato dalle associazioni dell’esercizio cinematografico, che si svolge domani ,sabato 3 settembre alla Mostra di Venezia (Hotel Excelsior, Sala degli Specchi, h.11). E con questa affermazione Olivier Wotling (foto), direttore cinema del CNC, Centre National du Cinema francese , esalta la valenza artistica ed economica della sala.“Il film da cento e più anni si vede al cinema – dice -Le altre visioni sono una copia di quella in sala”.
Anche per quanto riguarda l’aspetto economico il direttore del Cnc non ha dubbi : “E’ in sala che inizia la vita del film, lì deve trovare il suo pubblico, il successo che poi gli consentirà di proseguire ad esistere negli altri mezzi di diffusione . Un film che ha avuto poco riscontro in sala non avrà successo nemmeno in video o in televisione. Il valore che un film avrà per l’intera sua carriera si gioca tutto in sala”. Più chiaro di così? L’affermazione di Wotling non è solo l’espressione di un convincimento personale, ma , guardando come funziona il sistema francese, spesso richiamato a modello in Italia, è la base su cui si fonda il sistema degli aiuti al cinema oltr’alpe. “ Certo – sostiene Wotling- la sala è tenuta in grande considerazione in Francia perché consente la diffusione ampia dei film e , insieme , la varietà dell’offerta. La visibilità garantita dalla sala permette una maggiore produzione e distribuzione, quindi, più sale ci sono, più film si possono immettere sul mercato, e più pubblico si può raggiungere. In televisione il pubblico, invece, si concentra su pochi film, e su quelli di maggior successo commerciale. Quelli più difficili, quelli d’autore, trovano spazio solo in sala. Considerato che il successo o l’insuccesso è determinato dall’uscita nei cinema, noi del CNC abbiamo sempre reputato importante sostenere la sala e la distribuzione dei film nelle strutture cinematografiche. Gli aiuti che gestiamo come CNC sono guidati da uno sforzo particolare a sostegno dei distributori per l’uscita nei cinema, soprattutto dei film più difficili, e da altrettanto impegno, ormai perseguito da oltre 60 anni, per aiutare le sale stesse, quelle nuove e quelle da ristrutturare. Complessivamente i 5.500 schermi delle nostre 2.200 sale sono un obiettivo prioritario della nostra attività perché grazie a loro vogliamo mantenere spazio e buone condizioni per un’offerta al pubblico varia e ampia”.
Gli interventi economici a sostegno del cinema gestiti dal CNC provengono tutti dalle tasse , e per questo , sottolinea il direttore Wotling, “sono garantiti , non mancheranno mai”. Lo Stato non li tocca, anche se ci rimette un po’ con l’Iva: ormai il sistema è storico,consolidato, funziona e viene controllato e valutato annualmente secondo una cinquantina di criteri(dal numero delle frequenze ai premi ricevuti dai film nei festival internazionali,dalla quota raggiunta dalla produzione nazionale nel mercato interno alla diffusione sui mercati esteri). Gli aiuti, ci dice il direttore del CNC , sono di tipo automatico e selettivo.
Il sostegno automatico per le sale viene calcolato secondo i biglietti venduti . “Maggiore il successo di una sala- spiega Wotling- e maggiore sarà il fondo concesso dal CNC che l’esercente potrà investire liberamente nei lavori che reputerà necessari per la sua struttura o per una nuova da costruire. Tutte le sale hanno accesso a questo sostegno automatico che si aggira intorno ai 55 milioni di euro all’anno da dividere tra 2.200 sale. Per il 2011 è aumentato ed è arrivato a 61 milioni”.
A quello automatico si aggiungono gli aiuti selettivi:quello per l’art e l’essai e quello per la creazione e la ristrutturazione delle sale nelle zone senza offerta cinematografica. “Vogliamo mantenere – afferma il direttore del CNC – il cinema ovunque, non solo nelle grandi città, perché vogliamo dare a tutti la possibilità di avere un cinema non troppo lontano da casa”.Questi aiuti sono selettivi : possono essere richiesti solo dalle piccole imprese di esercenti, con meno di 50 schermi;ne sono esclusi quindi i grandi circuiti nazionali. E per ottenerli bisogna dimostrare al CNC di svolgere un lavoro particolare che include promozione, rapporto con le scuole ( “il pubblico di domani” sostiene Wotling), diversità di offerta ( “non solo tre blockbuster, non solo Moretti, Allen e Almodovar”), versione originale, dibattiti e incontri con registi e attori, pubblicazione di riviste o news letter. Per questo aiuto all’art e l’essai il fondo è di 13 milioni l’anno da dividere tra mille sale, mentre il fondo per la creazione di nuove sale è di 10 milioni. Il bilancio del CNC per il 2011 è di 750 milioni, di cui 250 per il cinema , 250 per la produzione di opere tv e 250 per conservazione e restauro del patrimonio cinematografico, compreso un importante piano di digitalizzazione dei film, ed altri interventi. Soldi che provengono dalle tasse: dalla tassa sui biglietti, da quella sulle televisioni e da quella sul fatturato dei distributori video e internet.
Gli esercenti danno al CNC l’11 per cento sul prezzo del biglietto; versano, quindi, annualmente circa 125 – 130 milioni l’anno. Lo fanno dal 1948, secondo – dice Wotling – “uno spirito di solidarietà che ispira sia i grandi circuiti che i piccoli esercenti”.In cambio hanno una riduzione sull’Iva che non pagano al 19,6%, ma al 5,5%, così come la pagano ridotta le tv che versano al CNC il 5,5 % del loro fatturato (compreso pubblicità, abbonamenti, canone, proventi da telefonate). Con la tassa versata dalle tv e destinata alla realizzazione di nuovi film arrivano al CNC 580 milioni l’anno, cifra cresciuta moltissimo – come ci dice Wotling – negli ultimi 5 anni. La quota da prelievo dal biglietto è cresciuta negli ultimi tre anni, con gli spettatori che hanno superato i 200 milioni di unità . Diminuisce , invece, data la crisi del settore, la quota proveniente dalla tassa del 2% sul fatturato dei distributori video e internet, da cui arrivano al CNC 40 milioni l’anno.
Un sistema quello francese che potrebbe essere valido anche per l’Italia? “Non so per le cifre - risponde il direttore del CNC –perché il nostro ormai è un sistema storico, che lo Stato non tocca. Potrebbe essere importato anche in Italia il principio che lo sostiene,ispirato alla solidarietà tra i vari settori di una stessa industria : tutti quelli che pagano le tasse vivono grazie ai film, quindi ritengono giusto contribuire per la crescita del settore in cui lavorano”.


