Stampa
PDF

I 100 Autori a Venezia.Rulli:Fus per fare cosa?

di Daniela Giammusso
RULLIVENEZIA - 31 AGOSTO 2010 - L’associazione 100 Autori, che a luglio ha compiuto i suoi primi due anni di battaglie e proposte, torna alla Mostra di Venezia per far sentire la propria voce alle Giornate degli Autori. Per ribadire a governo e ministro che “l’audiovisivo non è un fatto residuale, ma un settore strategico per il rilancio del Paese”. “Qui non è più una questione Fus sì o Fus no. Il problema è: Fus per fare cosa? Cosa serve al cinema italiano? Secondo me il primo nodo è la diversificazione delle opere che deve essere garantita”, dice il presidente dell’associazione,Stefano Rulli (foto).

“Il cinema italiano – concorda il regista Daniele Luchetti - ha bisogno, semplicemente, di produrre più film. È la quantità che ti permette di avere più prodotti di qualità. La percentuale di buoni film italiani è la stessa dagli anni sessanta, ma allora se ne realizzavano 400 l’anno, oggi forse 40. Per questo serve una legge di sistema che protegga la produzione anche quando sulla carta non è commerciale”.

Il tanto annunciato Centro Nazionale di Cinematografia, prosegue Rulli, “sta diventando un nome vuoto se non capiamo bene cos’è, qual è la sua forma, la sua autonomia rispetto al governo, le sue forme di finanziamento automatico”. Centrale nel dibattito sono proprio le fonti e le formule di finanziamento. “Dei soldi pubblici qualcuno in passato ha fatto sperpero e oggi ne paghiamo tutti le conseguenze – ammette Luchetti - Siamo assolutamente favorevoli a eliminare il Fus, ma dopo aver trovato forme di finanziamento alternative. Non si può semplicemente chiudere i rubinetti e lasciare il cinema italiano a secco. Bisogna prima creare un meccanismo virtuoso”.

“La carta centrale non è più lo Stato, ma chi utilizza il cinema”, prosegue Rulli. Ovvero, Rai e Mediaset, ma soprattutto tutte le nuove piattaforme. “Come si può creare un destino fertile di idee se per un passaggio di un film di Sky gli autori percepiscono 70 euro?”, domanda Sardo.

La battaglia è su più fronti. Contro la Siae che sente come un’intrusione ogni eventuale richiesta di “aggiornamento” da parte di coloro che dovrebbe invece rappresentare e che, racconta Rulli, “tratta con la Rai senza averci consultato e risponde che esiste un solo modo di farlo: la cessione totale dei diritti. Rivedere le formule dei compensi , prevedendo anche la possibilità di abbassarli se si è disposti a lasciare agli autori la libertà di tenere per sé parte dei diritti, così da poterli contrattare con altri interlocutori da loro scelti, aiuterebbe invece molto il cinema e stimolerebbe a migliorare la qualità del lavoro”. Aggiunge Luchetti: “Chi utilizza di più i nostri film, paghi. I provider telefonici e Sky dovrebbero avere un obbligo di finanziamento e produzione a favore del cinema italiano. Non si capisce, poi , perché la Rai non debba per legge passare un film italiano in prima serata almeno ogni una-due settimane. Non vedo perché un pubblico solido, adulto come quello di Santoro o di Report non debba avere un’equivalente offerta cinematografica. Con film che tra l’altro la Rai ha in magazzino”.

 I 100 Autori chiedono che la grande ricchezza che gli audiovisivi generano venga reinvestita negli audiovisivi: la cosiddetta tassa di scopo. E guardano il modello francese di tax credit e tax shelter, che consente di investire non su un singolo film, ma su tutto il cinema, costituendo un fondo comune non statale a cui ogni genere ha diritto ad accedere in percentuale diversa, dal blockbuster al piccolo film d’autore. E invece oggi, nel momento in cui maggiormente il Paese ha bisogno di investimenti interni, non esiste nemmeno una norma che obblighi la tv pubblica a girare le proprie fiction in Italia. “Così – conclude Rulli - andiamo a ricostruire il Colosseo a Buenos Aires, scadendo nella qualità, pagando non le nostre, ma le altrui maestranze e aumentando inevitabilmente la disoccupazione in Italia”.

Testo integrale sul Giornale dello Spettacolo n. 15 del 30 agosto 2010

Prossime Uscite

Seguici su Twitter

Newsletter

Iscriviti alla Newsletter del Giornale dello Spettacolo: inserisci la tua mail e fai click su "iscrivimi"
Terms and Conditions
Se invece non vuoi più ricevere la nostra newsletter, inserisci la tua mail e fai click su "rimuovimi"