Intervista al sottosegretario Giro: confronto con lo spettacolo
di ROBERTA ROMEI
(20 GIUGNO) - Il sottosegretario di Stato ai Beni e le Attività Culturali, Francesco Maria Giro (foto), a Napoli, in occasione delle Giornate del Teatro, ha incontrato per la prima volta le categorie dello spettacolo dal vivo. E’ stato un incontro molto cordiale, sincero e, soprattutto, fautore di effetti positivi, se veramente entro diciotto mesi arriverà la legge. “L’impressione che ho avuto, incontrando gli operatori - ci dice il sottosegretario, poco prima di lasciare Villa Pignatelli a Napoli per rientrare a Roma - è molto incoraggiante. Sento che sono persone che credono nel lavoro che fanno, persone trasparenti, che esprimono preoccupazioni che non sono ideologiche, ma professionali. Da parte nostra, noi che rappresentiamo il governo dobbiamo rispettare il mestiere di produrre e diffondere cultura, dobbiamo aiutarlo, agevolarlo e sostenerlo. Gli operatori attendono dal governo risposte precise per uscire da un clima di incertezza che li costringe a fare anche un mestiere che non è il loro, ossia quello di inseguire la politica”.
Il nostro giornale sta pubblicando le richieste degli operatori rivolte al nuovo esecutivo. Al ministro Bondi, in sintesi, chiedono norme certe, finanziamenti sicuri, riconoscimenti di ruoli e di valori, tra cui quello della cultura come investimento per lo sviluppo del Paese. Quale, secondo lei, oggi è l’intervento più urgente cui metter mano per il settore dello spettacolo?
“Tutto quello che dicono gli operatori è vero ed urgente. E tutto può essere sintetizzato in una legge di sistema. Noi, come governo, abbiamo intenzione di raccogliere tutte le proposte esistenti e di presentare una nostra legge per lo spettacolo dal vivo entro e non oltre 18 mesi. Gli operatori chiedono più ascolto; nella nuova legge noi prevediamo una sede di confronto istituzionalizzato, nel quale prendere insieme alcune decisioni”.
A Napoli ha conosciuto direttamente il settore del teatro, ma sicuramente lei si starà dedicando anche alle altre aree dello spettacolo. Settore per settore, dove il governo potrà intervenire subito?
“Per il teatro ritengo che si possa intervenire razionalizzando la spesa. Abbiamo verificato l’esistenza di nicchie di eccellenza e di situazioni di grande difficoltà. Dovremo innanzitutto premiare la qualità. Proseguendo l’analisi del settore dello spettacolo dal vivo, abbiamo il problema delle fondazioni lirico-sinfoniche, che assorbono gran parte del Fus, ma non hanno dimostrato efficienza nei conti. Rappresentano un serio problema, con un deficit che si aggira tra uno e tre milioni di euro, per ogni fondazione, tranne alcune eccezioni. Non è ammissibile. Dovremo attribuire loro l’autonomia che è prevista dal profilo delle fondazioni stesse e cercare di responsabilizzare chi le guida”.
Quali interventi per le attività musicali rappresentate dal Titolo III?
“Anche qui riscontriamo situazioni differenziate, di qualità e di marginalità, che dovremo recuperare. Valuteremo sempre la qualità, insieme alla progettualità, all’innovazione, alla presenza di autori giovani. Ci sono tanti casi complessi che vanno affrontati singolarmente, anche all’interno dello stesso settore”.
E per il cinema?
“Il decreto legislativo 28, la cosiddetta legge Urbani, ha funzionato abbastanza bene. Ha risolto le distorsioni della passata normativa, cui va attribuita la creazione di un sistema di finanziamento a pioggia che certamente non ha premiato la qualità. Quel decreto ora va aggiornato Dobbiamo perfezionarlo, prevedendo tutte quelle agevolazioni fiscali riconoscibili nel tax shelter e tax credit. Va, inoltre, usato meglio il fondo: presenta ancora troppi spazi di discrezionalità, che abbiamo ereditato. In parte li abbiamo corretti, ma sono ancora troppo evidenti”.
“Signor ministro, ci ascolti”, dicono gli operatori. Prima della legge, sono previsti degli incontri con le categorie?
“Abbiamo già molte osservazioni, depositate ed ereditate dai governi precedenti. Da tutto il lavoro che abbiamo elaboreremo uno schema di legge, che confronteremo con le categorie in tempi contingentati. Depositeremo lo schema in commissione alla Camera e al Senato e chiederemo ai rispettivi presidenti di ascoltare tutte le associazioni che avranno il testo in precedenza per poterlo valutare. Le associazioni potranno anche presentare degli emendamenti in commissione”.



