Valentina Neri
ROMA - 21 MAGGIO - Il cinema in 3D in Italia funziona. Dopo le positive esperienze di Viaggio al centro della terra e Mostri contro alieni, la conferma viene dal successo dell’horror San Valentino di sangue 3D che in neanche due settimane di programmazione ha superato, secondo i dati Cinetel, i 4 milioni 400 mila euro di incasso, piazzandosi al secondo posto in una classifica comandata saldamente da un titolo come Angeli e Demoni.

Soddisfatti si dicono gli esercenti. “San Valentino ha mosso le masse – dice al Giornale dello Spettacolo l’esercente Claudio Sciarillo che gestisce l’Andromeda a Brindisi – molti sono venuti da Taranto per vederlo e per la maggior parte si tratta di ragazzi. Ho parlato con alcuni di loro e mi hanno detto chiaramente che erano venuti al cinema per vivere un’esperienza nuova”. Davide Pagliaroli, esercente dal 1951, del 3D si è innamorato in dicembre dopo averlo visto a Sorrento, durante le Giornate Professionali del Cinema: “Ho voluto subito il sistema stroboscopico nella sala di Tarquinia (Vt) perché se non sei attento alle nuove tecnologie, nelle quali io ho sempre creduto, non puoi continuare a fare questo mestiere. Non credo di far niente di eclatante, punto sulla mia attività e mi prendo dei rischi. C’è anche chi non possiede le mura delle sale e decide di non affrontare una spesa così”.

La spesa, infatti, è importante. Lo conferma Leonardo Mezzanotte, direttore del Multicinema Medusa di Livorno: “l’investimento è notevole, a cominciare dal sistema di proiezione che è completamente digitale, e che ha comportato una spesa di circa 100mila euro. Inoltre, gli occhiali speciali hanno un ulteriore costo di 25 euro ciascuno, una cifra che ci ha costretti ad inserire un chip per il sistema antitaccheggio. Ed ogni volta, per evidenti ragioni igieniche, è necessario un lavaggio con un’apposita lavatrice”. Giovanni Giometti che di schermi ne ha un centinaio soprattutto sulla riviera adriatica, e che è tra i pionieri del 3D nel nostro Paese, avendo installando il sistema stroboscopio già nel 2007, ritiene che “chi sta in provincia deve mettersi presto al passo con i tempi. Se non siamo ottimisti per primi noi esercenti come può esserlo il pubblico? Sulle analisi per il futuro – dice Giometti – sarei cauto, ma al momento non c’è motivo per non vedere i buoni risultati di questa rivoluzione cinematografica”. Tantopiù che, aggiunge, “noi non siamo circuiti cittadini, radicati nel territorio da 30 anni. Dobbiamo ricercare comfort e modernità se vogliamo sopravvivere”.

Sulla possibilità future del 3D, anche Stefano Ricci, direttore dell’Embassy di Roma, ritiene che al momento sia difficile fare previsioni, ma “per ora – afferma - la maggior parte delle persone vuole vedere questi film assolutamente in 3D ed è facile capire perché: la visione stroboscopia ti permette di sentirti al centro della scena. Si è scatenata la curiosità di molti che magari sono tornati al cinema dopo un bel po’ proprio per fare questa esperienza”. 

Articolo integrale sul Giornale dello Spettacolo n. 10 del 22 maggio 2009

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