Franco Montini
ROMA - 26 MARZO - “Per fare un film sui giovani o si è veramente giovani o si possiede una particolare sensibilità nel cogliere le atmosfere del momento. Ho l’impressione che i film di quest’anno siano stati scritti da chi non è in contatto e in sintonia con il mondo dei ragazzi”. Così Giovanni Veronesi spiega la crisi che negli ultimi mesi sembra aver investito i film cosiddetti “giovanilistici” di cui il regista toscano è stato un po’ il precursore con Che ne sarà di noi, uscito 5 anni fa e scritto assieme a Silvio Muccino.

L’ultima delusione per il filone è arrivata dal film Iago (foto) di Volfango De Biasi con Nicolas Vaporidis e Laura Chiatti: solo due milioni di euro l’incasso dopo un mese di programmazione e una distribuzione da blockbuster con 380 copie uscite. A deludere erano già stati Albakiara, Un gioco da ragazze e Ti stramo.

“I cambiamenti nell’universo giovanile – spiega Veronesi - sono rapidissimi: ciò che funzionava sette o otto anni fa, oggi non è più valido. Così, ripetere certi schemi, certe atmosfere che, qualche stagione fa incontravano il gradimento dei teen agers, oggi può essere deleterio”.

A puntare su un problema legato all’offerta è anche Riccardo Tozzi, titolare di Cattleya, la società che, prima con Tre metri sopra il cielo e poi con Ho voglia di te, ha contribuito a lanciare questo tipo di film. “Non è finito un genere - sostiene Tozzi - semplicemente sono mancati i film. Bisogna distinguere tra film per teen agers e film giovanilistici. I primi sono quelli in cui il pubblico dei ragazzini si riconosce; i secondi sono quelli in cui il mondo giovanile è raccontato da un’ottica adulta. I film per teen agers ottengono successi clamorosi, perché quel pubblico è militante: se il film funziona si va tutti a vederlo. I film giovanilistici, invece, non interessano i ragazzini, che hanno la capacità di intuire se il film appartiene all’una o all’altra categoria”.

Continua a credere al successo del genere anche Federico Moccia, appena tornato sul set per Scusa, ma ti voglio sposare, dichiarato sequel di Scusa, ma ti chiamo amore. “Al contrario di altri generi – dice - nei film per i ragazzi non esiste una formula ripetibile. Per avere successo, un film deve trasformarsi anche in qualcosa di extracinematografico, puntare su un tipo di comunicazione non tradizionale, capace di utilizzare gli strumenti più innovativi, che il cinema tende ancora a sottovalutare. Per questi film, più ancora che per altri, il passaparola è essenziale. Il segreto per non sbagliare? Frequentare maggiormente i blog”.

Estratto dal Giornale dello Spettacolo n. 6 del 27 marzo 2009 

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