Lettere al Giornale

BADIA POLESINE(Rovigo) - 28 APRILE 2010 - Ancora una volta si è verificato che tra esercente e distributore vige la regola del potere assoluto. Ovviamente è inutile specificare a chi delle due parti appartiene questo potere. Alla luce delle vicende passate, uno dei tanti motivi per cui sarebbe stato “conveniente” installare proiettori ed attrezzatura digitale, è appunto quello di poter accedere al prodotto su supporto HDD (alta definizione digitale). Così come viene chiaramente espresso nelle linee guida sulla VPF, il prodotto dovrebbe essere accessibile a tutti vista la convenienza economica per la copia digitale.
In data 15 aprile l’agenzia di zona invia contratto per l’uscita del film “OCEANI 3D”distribuito da Eagle Pictures, contratto che viene confermato. A questo punto, oltre a sostenere le spese pubblicitarie, è stata delineata la programmazione per la settimana di uscita. Successivamente, il 23 aprile alle ore 17, una telefonata nega la distribuzione della copia precedentemente confermata. Stiamo parlando della copia intesa come HDD. Le giustificazioni dell’improvviso cambiamento sono state:
1. non ci sono copie disponibili;
2. per motivi di strategia non usciamo nel cinema in questione.
Ovviamente la seconda risposta è stata provocata da una reazione dell’esercente che ha esposto le proprie difese chiedendo la copia in digitale, in virtù di un contratto già firmato. Inoltre, precedentemente fummo avvisati e preparati dalla stessa casa distributrice dell’uscita del film attraverso mail promozionali ed inviti alla curiosità. In questo caso, oltre a trattarsi di copia digitale, siamo di fronte alla conclusione di contratti che di fatto sono rilevanti giuridicamente quando a recedere è la casa distributrice, mentre, se a farlo è l’esercente, vengono applicate a suo carico pesanti penali economiche.
Ora ci chiediamo perché, dopo ingenti investimenti, dei quali beneficiamo sia noi che i distributori (visto che questa tecnologia ottiene ottimi risultati), invece di sostenerci, i distributori continuano a prendersi gioco di noi.
Era stato sollevato ad una riunione il problema delle VPF; evidentemente non si tratta di accedere al prodotto (visto che non vi sono costi da parte dei distributori) ma al fatto se essi permettono l’accesso alla VPF concedendo l’uscita del film. Evidentemente le cose non si sono mai chiarite ed oggi oltre l’evoluzione stiamo ancora soffrendo degli stessi problemi.
Giorgio Orlandin, Multisala Politeama 45021 Badia Polesine (Rovigo)
TRENTO - 4 MARZO 2010 - Da oltre 15 anni il Coordinamento Teatrale Trentino – Rete provinciale per lo spettacolo ha attivato un programma di riapertura di sale nei centri di medie e piccole dimensioni della Provincia di Trento. Si è trattato di un lavoro lungo e complesso, condotto in sintonia con la Provincia autonoma di Trento ed i Comuni, enti che hanno investito con generosità in strutture ed attrezzature.

A tutt’oggi sono circa una ventina le sale e sei le arene estive all’aperto che sono state riattivate. Mediamente sono oltre 1.700 le giornate di attività in un anno promosse dal nostro circuito, quasi 140.000 gli spettatori totali. Per motivare il pubblico a tornare a frequentare le sale cinematografiche condicio sine qua non è quella di poter disporre di almeno una copia dei film più importanti in uscita nazionale. La collaborazione consolidata nel corso degli anni con la distribuzione cinematografica ci ha consentito di garantire quasi in toto questo obiettivo. I rapporti con la distribuzione sono caratterizzati da una reciproca correttezza e da una totale regolarità nel rispetto delle scadenze e degli impegni da ambo le parti.

Unica ma veramente spiacevole eccezione è quella rappresentata dalla Universal Distribuzione che solo in casi eccezionali mette a disposizione del nostro circuito copie dei film in uscita nazionale. E’ da notare che il nostro circuito può garantire una tenitura media di 5-.6 settimane per ogni film con programmazione nei week-end e in giornate infrasettimanali e un minimo garantito complessivo al noleggio che raggiunge il doppio o il triplo del costo di stampa della copia.

Attraverso il “Giornale dello Spettacolo” mi rivolgo alla direzione della Universal per chiedere un’ultima volta, con forza, che questo atteggiamento possa essere rivisto. In più occasioni l’agenzia distributiva di Padova non ha potuto fare altro che comunicarci laconicamente “abbiamo poche copie, non possiamo garantire l’uscita nazionale del film”.

Se una prestigiosa casa di distribuzione non può “concedersi il lusso” di venire incontro alle nostre richieste non ci resterà che proseguire nel nostro progetto abbandonando i rapporti con la Universal. Che senso ha, tenuto conto delle condizioni di mercato, programmare un film ad un mese di distanza dall’uscita nelle sale ? Per noi nessuna !

Se la Universal condivide le nostre osservazioni attendiamo atti concreti che possano validare le dichiarazioni, ripetute in ogni edizione delle Giornate Professionali, che vogliono la distribuzione vicina agli esercenti.

Coordinamento Teatrale Trentino – Rete provinciale per lo spettacolo
Il Presidente Dott. Maurizio Zeni
3 MARZO 2010
 Spett.le Giornale delo Spettacolo,
faccio parte di Cherasco Eventi, l'associazione del Comune di Cherasco che,tra le altre cose, gestisce il cinema Galateri di Cherasco (Cuneo). Ci  interesserebbe avere informazioni circa l'iscrizione all'Agis: vantaggi,  oneri, ... Grazie 
Pinuccia Lenta (Cherasco Eventi)

Per iscriversi all'Agis (Anec, nel caso di un cinema: Associazione nazionale esercenti cinematografici) può rivolgersi alla sezione regionale dell'associazione, il cui recapito telefonico è 011 8127854 ( indirizzo mail : Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )


BENEVENTO - 24 GIUGNO 2009 - Sono un vecchio abbonato al Giornale dello Spettacolo, ex esercente. Ho letto l’articolo"Qualità e un mercato vivo" pubblicato dal Giornale dello Spettacolo n. 12 dello scorso 19 giugno ( sul sito, pubblicato il 17 giugno, "Cinema, 100Autori a sostegno di un cinema di qualità e digitalizzato), nel quale si auspica l'apertura o riapertura di tante piccole sale chiuse e il prolungamento della vita dei film sfruttando anche le seconde visioni, così come avveniva un tempo. Io ero il proprietario di un piccolo cinema in un piccolo paese di 3500 abitanti, aperto nel 1940 e chiuso nel 1972.

Il mio rammarico è quello di aver visto chiudere insieme a me diverse migliaia di piccole sale . Ogni comune della provincia di Benevento negli anni Settanta era provvisto almeno di un cinematografo, quindi 60 comuni avevano altrettante sale cinematografiche. Ovviamente questo valeva non solo per la provincia di Benevento ma per tutte le altre province italiane. Adesso nemmeno i comuni più grandi, di 10.000 o 15.000 abitanti dispongono di una sala cinematografica. E' possibile, mi sono sempre chiesto, che questo fatto non abbia allarmato nessun politico o i maggiori responsabili e dirigenti delle associazioni di settore?

Credo anche che tante di queste piccole sale chiuse potrebbero recuperare una buona fetta di pubblico, che oggi è irrimediabilmente persa. Tantissimo degli spettatori perduti per vedere un film a cinema o in una multisala devono fare venti o trenta chilometri di macchina. Non voglio attribuire colpe specifiche che sono di tutti coloro che potevano fare qualcosa a difesa della riapertura di queste sale chiuse e non l'hanno fatto o non lo fanno. I multiplex, come leggo nel "Giornale dello Spettacolo", non hanno incrementato il numero degli spettatori, semmai lo hanno spostato .
 
E allora, non era migliore l'organizzazione di una volta quando appunto ogni comune aveva il suo cinema? Non c’è bisogno di dire che il cinema del piccolo comune rappresentava il massimo centro di aggregazione politico, sociale, culturale di quel paese. Credo che una opportuna legislazione potrebbe rimettere in gioco la situazione ed allungare la vita dei film con seconde o terze visioni. Ringrazio ed ossequi
Luigi Calandro
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ASTI - 13 OTTOBRE 2008 - Segnalo l’ennesimo caso anomalo nei rapporti commerciali con l’agenzia Universal di Milano nei confronti dell’esercizio tradizionale (terminologia ormai d’uso per individuare le sale di città e in particolare in presenza di multiplex). Non mi dilungo oltre e espongo sinteticamente i fatti:
29/7/08
: richiesta  tramite fax copia e condizioni Kung Fu Panda per Politeama di Asti.
22/8/08: telefonata del signor De Martino; disponibilità copia e M.G. di euro 6.000,00. Condizione, a suo dire, imposta dalla direzione generale della Universal per tutte le piazze in cui coesistono sale tradizionali e multiplex.
Rispondo che, ritenendo la richiesta assurda, poiché mai sono stati richiesti per le mie sale M.G. e in considerazione che il multiplex su piazza avrebbe avuto due copie, mi sarei riservato di valutare e richiamare in giornata.
Così ho fatto, richiedendo una giusta proposta di contratto tramite fax.
28/8/08: nessuna risposta dall’Universal e altro mio fax sollecitando un risconto.
29/8/08: il film esce con due copie al multiplex e naturalmente nessuna risposta al mio fax.

Deduzioni
Richiesta fuori da ogni logica commerciale in regime di grande concorrenza su piazza, e non mi risulta che in Piemonte, in situazioni analoghe, siano state fatte tali richieste, così come per locali a pochi chilometri da Asti, da me programmati e serviti da agenzie locali, non ho mai avuto richieste così onerose; ciò significa una difformità sostanziale sullo stesso prodotto.
Preciso che non ho scoperti nei confronti dell’Universal.
E’ altresì evidente che, in una situazione come la mia, per sopravvivere si richiedono quasi sempre  titoli importanti (vedi Indiana Jones, che mi è stato rifiutato).
Avendo in via informale sentito altri colleghi che non hanno avuto una simile richiesta, mi domando come sia possibile che una società come l’Universal abbia due modalità di lavoro diverse a seconda che l’esercizio dipenda dall’agenzia di Torino o di Milano.

Conclusioni

Alcune major, ormai è risaputo, tendono a servire i grandi circuiti, contribuendo in questo modo a lasciar morire quell’esercizio tradizionale che fino a qualche anno fa rappresentava la loro maggior risorsa.
Ritengo che questi comportamenti, come da me già denunciato al giornale quando ero presidente Anec Piemonte, possano giustificare una denuncia al Garante.

Piero Caracciolo

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