Katzenberg, presidente della DreamWorks Animation, agli esercenti italiani
Il 3D rappresenta il futuro del cinema

foto7.jpg“Per noi il 3D rappresenta un modo per restituire alla sala cinematografica la centralità nella filiera e il primato tecnologico nell’industria dell’audiovisivo”. Lo dice il produttore Jeffrey Katzenberg , presidente di DreamWorks Animation, ... ... in un incontro con gli esercenti italiani, sostenendo che la nuova tecnologia  “rappresenta la novità più eccitante per chi fa film, per chi li proietta e per gli spettatori che li vanno a vedere”. Katzenberg annuncia anche che dal 2009 i film di animazione prodotti dalla DreamWorks saranno realizzati unicamente in digitale 3D e  si dice convinto che “quello che possiamo mostrare è talmente straordinario che il pubblico sarà disposto a pagare un extra sul biglietto”.

“Per noi il 3D rappresenta un modo per restituire alla sala cinematografica la centralità nella filiera e il primato tecnologico nell’industria dell’audiovisivo.
E’ da trentacinque anni che lavoro nell’industria cinematografica e il 3D rappresenta, senza dubbio, la novità più eccitante per chi fa film, per chi li proietta e per gli spettatori che li vanno a vedere. E’ da settanta anni, ovvero dall’introduzione del colore, che non si presentava davanti ai nostri occhi un’opportunità del genere.”
Così Jeffrey Katzenberg, presidente di DreamWorks Animation, ex capo della Disney e ideatore di grandi successi come Il Re Leone, La Sirenetta, Shrek e Madagascar  ha presentato, in un incontro all’Anica, cui hanno partecipato anche il Sindaco di Roma Walter Veltroni e il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni,  all’industria cinematografica italiana e – in particolare – all’esercizio, la nuova tecnologia per la proiezione tridimensionale digitale. “Nel corso degli anni il cinema ha sempre utilizzato i due sensi più importanti degli esseri umani per comunicare loro delle emozioni. Mentre il suono è diventato sempre più ‘sofisticato’ e digitale grazie all’evoluzione dei vari modelli di riproduzione audio, la vista è, in un certo senso, ancora ‘analogica - ha spiegato Katzenberg, introdotto alla platea dal direttore generale di Universal, Richard Borg - La nuova tecnologia tridimensionale permette di superare la bidimensionalità delle immagini che abbiamo visto fino ad oggi e di ‘immergere’ il pubblico nelle storie che desideriamo raccontare.” Il presidente di DreamWorks insiste sul fatto che il digitale non rappresenta solo un nuovo strumento per ‘attaccare’ il mercato, ma – soprattutto – un’arma per difendere la sala cinematografica e il cinema dai tanti ‘concorrenti’ all’orizzonte e da nemici come la pirateria. “Perché sono diventato così interessato allo sviluppo di questa tecnologia? Perché negli ultimi dieci anni l’home entertainment è cambiato in maniera quasi drammatica e radicale. Oggi è molto comune avere nelle proprie abitazioni dei grandi schermi televisivi dotati di un ottimo impianto audio. Qualche giorno fa ero al Consumer Electronic Show (CES) di Las Vegas e ho visto la nuova generazione di prodotti che arriveranno sul mercato da qui a cinque anni: una vera sfida al primato tecnologico della sala cinematografica cui dobbiamo essere pronti. Noi dobbiamo proteggere le sale da televisione, videogiochi e pirati. Io, personalmente, ogni venerdì e sabato vado al cinema. E’ così che amo vedere i film ed è, da sempre, il mio divertimento principale. E’ per questo che sono convinto della necessità per noi produttori, cineasti ed esercenti, di ‘innovare’ l’esperienza della sala cinematografica. Dobbiamo competere con quello che sta succedendo a nelle case.”
Il 3D presentato da Katzenberg non è quello che lui, scherzando, definisce come “il tridimensionale di mio padre. Oggi è incominciata una nuova era. in cui la scienza alle spalle della sua realizzazione è la stessa, ma con strumenti del tutto nuovi.” L’executive di DreamWorks definisce ‘un trucchetto’ il vecchio tridimensionale con gli occhialini colorati.  Una tecnologia imperfetta, non rispettosa dei colori, stancante e fastidiosa per gli occhi, soprattutto di chi, come lo stesso Katzenberg,è un portatore di occhiali. “Oggi le macchine da presa e l’animazione hanno eliminato tutte queste problematiche, così come per quello che riguarda l’esercizio, i nuovi proiettori non hanno più i problemi dell’allineamento obbligatorio del passato. La proiezione digitale ha risolto tutte queste criticità e la qualità è fantastica.” Ovviamente, anche  il nuovo digitale ha bisogno di nuovi occhiali, ma, a differenza di quelli dell’Imax che costano 60 dollari e vanno lavati dopo ogni utilizzo, possono essere prodotti per cinquanta centesimi di dollaro l’uno. “Il futuro, però, è un altro – dice Katzenberg - Abbiamo le scarpe da calcio, la racchetta da tennis, gli occhiali da sole. Quando i film in 3D saranno tanti, avremo anche gli occhiali per andare al cinema.” E infatti, il produttore americano ha già incontrato Andrea Guerra, amministratore Delegato di Luxottica, il principale produttori di occhiali a livello mondiale, che si è detto interessato alla proposta di collaborare allo sviluppo di occhiali speciali per andare al cinema.

Katzenberg, i cui film, dall’aprile 2009 con l’uscita italiana di Monsters vs Aliens saranno tutti in digitale 3D, insiste sul fatto che per gli esercenti si tratta di una grande opportunità economica. “Fino adesso l’esercizio non avrebbe beneficiato molto dal passaggio dalla proiezione in pellicola a quella in digitale. Ora, la qualità di quello che possiamo mostrare è talmente straordinaria che il pubblico sarà disposto a pagare un extra sul biglietto pur di andare a vedere il film in 3D. Il modello di business è un po’ quello dell’Imax.: ogni biglietto costa il 50% in più di un ingresso normale al cinema. Lo stesso si può fare nelle sale di tutto il mondo dopo una transizione al digitale e al 3D”.
Chi pagherà la transizione dalla pellicola al digitale? Il presidente di DreamWorks ha le idee molto chiare: “Come tutti sanno, i distributori stanno iniziando a finanziare la transizione al digitale attraverso il sistema della cosiddetta copia virtuale e il sistema di leasing che, alla fine, paga la nuova strumentazione. Del resto, questo è stato il problema degli ultimi anni con gli esercenti che si domandavano quale fosse il vantaggio per loro. I distributori hanno riconosciuto che, sul lungo periodo, ci sarà un guadagno per loro da questo finanziamento della trasformazione delle sale. Nell’arco dei prossimi tre mesi, quindicimila schermi americani verranno finanziati attraverso questo sistema. Il successivo passaggio dal digitale al 3D costa tra gli 8.000 e i 30.000 dollari per schermo, a seconda della grandezza della sala. La realtà è che grazie all’extra sul prezzo del biglietto, questa nuova tecnologia si ripagherà da sola nell’arco di due o tre titoli proposti, o di qualche mese.”

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