Marco Spagnoli
ROMA - 27 MARZO - Il Placement migliore? Quello che è parte di una sinergia promozionale con la sala cinematografica. E’ quanto emerge dal convegno "Il product placement: l’arte di mediare con l’arte", tenutosi a Roma nell’ambito del Forum della Comunicazione e promosso da Propaganda Gem Italia.
“Si tratta di un’opportunità importante che va sfruttata pensando a tutta la filiera del cinema - dice Massimo Gorla direttore delle iniziative speciali di Sipra -. L’anteprima, l’uscita in sala e la valorizzazione del film durante la programmazione sono fondamentali. Noi come Sipra gestiamo 450 sale cinematografiche tra le più belle d’Italia. E’ un patrimonio che va messo a disposizione del mercato. Grazie al digitale, infatti, possiamo strutturare una comunicazione dedicata, e negli atri si possono realizzare operazioni di marketing e di presentazione. Possiamo anche accompagnare i film con delle programmazioni pubblicitarie e radiofoniche”.
Sulla stessa lunghezza d’onda Andrea Lazzarin, direttore marketing di Medusa :“Il Placement rappresenta un’opportunità interessante dal punto di vista produttivo, ma lo è ancora di più sotto il profilo distributivo: la promozione cinematografica consente possibilità ancora più variegate. L’azienda che ‘sposa’ un film, può seguirne le campagne di lancio nelle sale.”
Nicola Maccanico, vicedirettore generale di Warner Bros Italia, puntualizza “Le aziende che si avvicinano a questo strumento devono farlo seguendo una strategia: trovare i film giusti non basta, deve essere seguito dalla possibilità di immaginare un contesto successivo promozionale virtuoso, lontano dalla comunicazione pubblicitaria tradizionale.”
Aggiunge Marco Chimenz, vicedirettore generale di Cattleya: “Il nostro lavoro, come produttori, è vendere emozioni: la possibilità di inserire determinati marchi nel contesto di storie emozionanti ci permette di utilizzare in maniera intelligente un prodotto durante la lavorazione del film, ma anche nelle campagne di lancio”.
Una provocazione viene lanciata da Gorla che ritiene poco interessanti i numeri del cinema italiano, in termini di spettatori: “Un investitore ha un problema oggettivo: i film italiani che superano i sette – ottocentomila spettatori sono non più di nove ogni anno. Così è difficile creare fidelizzazione sull’investimento nel product placement”. Pronta la risposta di Nicola Maccanico che spiega “Il cinema è molto più ‘misurabile‘ della televisione. Sono numeri più piccoli, ma reali. Il product placement è uno strumento diverso che, se sapremo produrre buoni film in cui inserirlo, potrà generare un importante valore aggiunto”. Conferma Marina Marzotto, amministratore delegato di Propaganda Gem: “Il passaggio di un film su una Tv generalista genera un valore molto inferiore rispetto alla sala cinematografica, dove l’attenzione è sempre più alta.”
ROMA - 27 MARZO - Il Placement migliore? Quello che è parte di una sinergia promozionale con la sala cinematografica. E’ quanto emerge dal convegno "Il product placement: l’arte di mediare con l’arte", tenutosi a Roma nell’ambito del Forum della Comunicazione e promosso da Propaganda Gem Italia.
“Si tratta di un’opportunità importante che va sfruttata pensando a tutta la filiera del cinema - dice Massimo Gorla direttore delle iniziative speciali di Sipra -. L’anteprima, l’uscita in sala e la valorizzazione del film durante la programmazione sono fondamentali. Noi come Sipra gestiamo 450 sale cinematografiche tra le più belle d’Italia. E’ un patrimonio che va messo a disposizione del mercato. Grazie al digitale, infatti, possiamo strutturare una comunicazione dedicata, e negli atri si possono realizzare operazioni di marketing e di presentazione. Possiamo anche accompagnare i film con delle programmazioni pubblicitarie e radiofoniche”.
Sulla stessa lunghezza d’onda Andrea Lazzarin, direttore marketing di Medusa :“Il Placement rappresenta un’opportunità interessante dal punto di vista produttivo, ma lo è ancora di più sotto il profilo distributivo: la promozione cinematografica consente possibilità ancora più variegate. L’azienda che ‘sposa’ un film, può seguirne le campagne di lancio nelle sale.”
Nicola Maccanico, vicedirettore generale di Warner Bros Italia, puntualizza “Le aziende che si avvicinano a questo strumento devono farlo seguendo una strategia: trovare i film giusti non basta, deve essere seguito dalla possibilità di immaginare un contesto successivo promozionale virtuoso, lontano dalla comunicazione pubblicitaria tradizionale.”
Aggiunge Marco Chimenz, vicedirettore generale di Cattleya: “Il nostro lavoro, come produttori, è vendere emozioni: la possibilità di inserire determinati marchi nel contesto di storie emozionanti ci permette di utilizzare in maniera intelligente un prodotto durante la lavorazione del film, ma anche nelle campagne di lancio”.
Una provocazione viene lanciata da Gorla che ritiene poco interessanti i numeri del cinema italiano, in termini di spettatori: “Un investitore ha un problema oggettivo: i film italiani che superano i sette – ottocentomila spettatori sono non più di nove ogni anno. Così è difficile creare fidelizzazione sull’investimento nel product placement”. Pronta la risposta di Nicola Maccanico che spiega “Il cinema è molto più ‘misurabile‘ della televisione. Sono numeri più piccoli, ma reali. Il product placement è uno strumento diverso che, se sapremo produrre buoni film in cui inserirlo, potrà generare un importante valore aggiunto”. Conferma Marina Marzotto, amministratore delegato di Propaganda Gem: “Il passaggio di un film su una Tv generalista genera un valore molto inferiore rispetto alla sala cinematografica, dove l’attenzione è sempre più alta.”



