Marta Proietti
ROMA - 13 FEBBRAIO - Approvato all’unanimità dal consiglio dei ministri a fine 2008, il disegno di legge sulla musica popolare e amatoriale è ora sottoposto al parere della conferenza unificata Stato regioni ed enti locali per poi iniziare il suo iter in Parlamento. Scopo del provvedimento – come si legge nel testo del disegno - è quello di “tutelare e valorizzare l’attività musicale popolare e amatoriale, e promuovere lo sviluppo a livello nazionale ed internazionale in ogni sua forma”. Degli obiettivi e delle prospettive di questo disegno di legge abbiamo parlato con Antonio Corsi, nominato, dal ministro Bondi, responsabile per i rapporti con le associazioni popolari e amatoriali in Italia, chiedendogli in primo luogo perché è importante promuovere la musica popolare. “Perché – risponde Corsi - è frutto di una tradizione culturale che si trasmette di generazione in generazione. I gruppi folklorici ad esempio ripropongono lo stile di vita di una volta facendo in modo che non vadano perduti, mentre le bande musicali, così come i cori, rappresentano una tradizione che viene da molto lontano. Inoltre le formazioni svolgono anche un’azione di aggregazione sociale. Le bande hanno poi il merito di formare quei giovani che, imparando a suonare uno strumento, decidono di proseguire i loro studi in conservatorio. Molti grandi musicisti hanno iniziato la loro esperienza musicale grazie alle bande”.

Venendo al dettaglio del percorso normativo, Corsi spiega: “Nel 2003 fui chiamato dall’allora ministro per i Beni Culturali, Giuliano Urbani, per fare un censimento sulla musica popolare in Italia. Da quello studio risultò che nel nostro paese esistono circa 4.500 bande musicali, 2.300 cori e 500 gruppi folklorici. In quasi tutti i comuni italiani c’è quindi almeno una realtà dedita alla musica popolare. Sulla base di questi risultati ragionammo a suo tempo con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, su come salvaguardare queste realtà e si decise, come primo passo, di istituire la Giornata Nazionale della Musica Popolare che, dal 2004, si festeggia ogni terza domenica di maggio. L’anno scorso il ministro Bondi, appena insediato, mi ha convocato per ritornare su questo discorso attraverso un disegno di legge volto a promuovere e sostenere la musica popolare. Immediatamente l’ufficio legislativo del ministero ha iniziato a lavorare al testo insieme alle associazioni nazionali, regionali e provinciali di categoria. La bozza del disegno di legge fu pubblicata lo scorso ottobre sul sito del ministero per consentire a tutti gli interessati di offrire il proprio contributo alla stesura. Dopo una serie di incontri – continua Corsi - il testo fu licenziato all’unanimità dalle associazioni di categoria a fine ottobre e approvato sempre all’unanimità dal consiglio dei ministri a fine novembre. Ora il testo è all’esame della conferenza unificata Stato regioni ed enti locali per poi essere licenziato definitivamente dal consiglio dei ministri e mandato alle Camere. Sui tempi di approvazione della legge sono estremamente ottimista perché è un argomento che interessa trasversalmente sia la destra sia la sinistra”.

Quali sono le novità per il settore introdotte dal disegno di legge?
Innanzitutto la costituzione di un tavolo tecnico a cui partecipano sei rappresentanti delle istituzioni – regioni, province, comuni, ministeri per i Beni Culturali, Affari Esteri e Istruzione – e otto rappresentanti del settore. Le regioni, le province e i comuni favoriscono gli incentivi alle associazioni, mentre il ministero dell’Istruzione si occupa della formazione e il ministero Affari Esteri si impegna su un altro aspetto importante come gli scambi culturali con l’estero. Il tavolo tecnico servirà ad elaborare e studiare modalità per promuovere in modo adeguato la musica popolare. La legge prevede inoltre che il riconoscimento di una banda o un gruppo folklorico venga fatto con un atto costitutivo rilasciato dal segretario comunale, quindi senza costi. In questo modo i comuni trasmettono i dati alle regioni che a loro volta li trasmettono al ministero per i Beni Culturali. Così abbiamo un quadro chiaro del settore e sappiamo con certezza chi svolge attività di musica popolare amatoriale.

E dal punto di vista finanziario quali novità ci sono?
Il disegno di legge prevede che la quota del Fus destinata alla musica popolare, che va di solito tra i 400 e i 500 mila euro, venga utilizzata per eventi particolari come la Giornata della Musica Popolare. Attualmente invece la quota Fus viene divisa tra tutte le associazioni che ricevono, ognuna, una somma ridicola pari a poche decine di euro. A queste risorse potrà aggiungersi una quota extra Fus decisa direttamente dal Parlamento attraverso agevolazioni finanziarie e fiscali: le associazioni e fondazioni musicali popolari e amatoriali riconosciute potranno infatti essere destinatarie di contributi e agevolazioni da parte dello Stato, delle regioni, delle province e dei comuni.

Articolo completo sul Giornale dello Spettacolo n. 3 del 13 febbraio 2009

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