Audizione del ministro Ornaghi alla VII Commissione della Camera, 1 febbraio 2012
ROMA - 2 FEBBRAIO 2012 - L'intervento del ministro per i Beni e le Attività Culturali Lorenzo Ornaghi alll'audizione del 1° febbraio 2012 alla VII Commisione della Camera.
Rivolgo in primo luogo un sincero ringraziamento al Presidente e a tutti i Deputati della Commissione per la favorevole accoglienza che mi hanno riservato e la grande attenzione che hanno prestato alle linee programmatiche della mia azione di governo, che ho qui illustrato nella precedente occasione del 15 dicembre 2011. Ho preso nota con grande attenzione delle riflessioni e degli ulteriori spunti – tutti molto importanti e interessanti – emersi dagli interventi degli On.li Deputati, sia nella prima riunione del 15 dicembre, sia nell’ultima seduta dello scorso 11 gennaio. La gran parte degli interventi ha posto temi di ampio respiro, che meriterebbero approfondimenti specifici impossibili in questa sede. Su molti punti, dunque, mi devo riservare di acquisire ulteriori elementi, per poi, in un momento successivo, offrire risposte, spero adeguate e soddisfacenti. Ultime novità normative del decreto semplificazioni Prima di entrare nel merito delle risposte agli interventi, vorrei cogliere questa occasione per esprimere alla Commissione la mia soddisfazione per il recepimento, nell’ultimo decreto legge sulle semplificazioni, di tutte le mie proposte normative, che si aggiungono ai già positivi interventi contenuti nei precedenti decreti e che costituiscono, a mio avviso, un segnale importante di attenzione per le tematiche del patrimonio culturale e delle attività culturali, che entrano di pieno diritto nel campo delle semplificazioni, a dimostrare che patrimonio e attività culturali costituiscono un’opportunità di crescita e non certo un freno allo sviluppo. Nell’ambito del “pacchetto semplificazioni”, il Consiglio dei Ministri ha approvato le seguenti misure riguardanti i beni e le attività culturali:
1) Semplificazione della procedura di ricerca di sponsor per il restauro di beni culturali: al fine di assicurare il rispetto dei principi di economicità, efficacia, imparzialità e trasparenza, sono state definite in modo chiaro e inequivocabile le procedure per la collaborazione tra l’Amministrazione e gli sponsor privati, desiderosi di concorrere al restauro di un bene culturale. Il provvedimento disciplina due modalità di sponsorizzazione: la sponsorizzazione pura, che si risolve nella mera erogazione del finanziamento, e quella tecnica, nella quale lo sponsor si impegna non solo ad erogare un contributo economico, ma anche a curare la realizzazione dell’intervento.
2) Semplificazioni in materia di paesaggio: tale norma riapre la delega per definire e ampliare la casistica degli interventi di lieve entità soggetti a procedura semplificata, già prevista dal d.P.R. n. 139 del 2010. Il Ministero dovrà emanare entro un anno un apposito regolamento, dove verranno indicate le ulteriori semplificazioni nei procedimenti.
3) Razionalizzazione degli interventi del Ministero per il sostegno ai privati onerati degli obblighi conservativi dei beni culturali: la norma è diretta a razionalizzare la distribuzione dei contributi ai privati, proprietari di beni culturali, soggetti per legge all’obbligo della conservazione. Essa intende creare a livello centrale il coordinamento e la pianificazione della concessione dei contributi, in modo da garantire un’equità territoriale con le esigenze di compatibilità di bilancio e in relazione all’effettiva disponibilità annuale dei fondi.
4) Semplificazioni in materia di verifica dell’interesse culturale: nell’ambito delle procedure di dismissione del patrimonio immobiliare pubblico, la norma demanda al MIBAC il compito di stipulare accordi e fissare linee guida per accelerare notevolmente i tempi delle procedure di dismissione. A tal fine il MIBAC emanerà entro 60 giorni un decreto che indichi le modalità tecniche e operative per il processo di verifica dell’interesse culturale.
5) Semplificazione dell’apertura di sale cinematografiche. La norma, che ho proposto di inserire, mira a snellire il processo amministrativo previsto per l’apertura delle sale cinematografiche. Stabilisce che l’autorizzazione amministrativa sia richiesta solo per le multisale con capienza superiore a 3.000 posti. Restano ferme, ovviamente, le altre autorizzazioni, urbanistico-edilizie, di agibilità dei locali, di pubblica sicurezza, nonché i nulla-osta dei Vigili del fuoco.
Carlucci – Spettacolo In primo luogo voglio ribadire il mio convinto appoggio alla prosecuzione dell’iter approvativo del disegno di legge che ha come prima firmataria l’On.le Carlucci sul riordino del settore dello spettacolo dal vivo, secondo quanto del resto ho già detto lo scorso 15 dicembre in quest’aula. Il testo è buono; richiede forse qualche limatura, nonché una finale verifica di copertura finanziaria. Ma, mi pare, si è a buon punto e attendiamo una stesura finale che compendi i diversi appunti e i vari perfezionamenti concordati negli ultimi mesi. Naturalmente i miei Uffici sono a disposizione e offriranno la massima collaborazione per questa definizione dei testi.
San Carlo – Nomine Voglio poi toccare velocemente la questione delle critiche sollevate in alcuni interventi (On.li Zazzera, Mattarella, Scalera) in merito alla nomina nel Consiglio di amministrazione della Fondazione lirico-sinfonica Teatro di San Carlo di Napoli, in qualità di componenti, del Sen. Riccardo Villari e del Capo di Gabinetto del MIBAC, dott. Salvatore Nastasi. Per quanto riguarda il Sen. Riccardo Villari, nominato – com’è noto – dal mio predecessore, mi limito a ricordare che il Senato ha, in più occasioni, ritenuto legittimo che Senatori facessero parte dei Consigli di amministrazione di istituzioni culturali, se non erro in alcuni casi proprio delle Fondazioni lirico-sinfoniche, e ciò in base a una norma speciale (legge n. 60 del 1953), richiamata dalla legge Frattini sul conflitto di interessi, che consente ai parlamentari questi incarichi nelle istituzioni culturali, tra le quali sono naturalmente incluse anche le Fondazioni lirico-sinfoniche. Non vi sono dunque motivi oggettivi di legittimità che autorizzerebbero un mio intervento in senso contrario alla scelta del mio predecessore. Per quanto riguarda, poi, il dott. Nastasi, basterà osservare che egli ha svolto, negli ultimi quattro anni, e per sua scelta a titolo completamente gratuito, l’incarico ben più impegnativo di Commissario straordinario della Fondazione Teatro di San Carlo di Napoli, conseguendo lusinghieri risultati con l’apprezzamento di tutte le forze politiche. Non vi sono dunque motivi per considerare incompatibile questa funzione di minor impegno quale componente del Consiglio di amministrazione, peraltro su designazione, non già del Ministero, bensì della Regione Campania. Aggiungo che questo incarico è a titolo gratuito. Le funzioni di vigilanza sulle Fondazioni lirico-sinfoniche spettano al dirigente preposto, dott. Enrico Graziano, all’apposito servizio della Direzione generale dello spettacolo dal vivo del Ministero.
Riprendendo ora la sequenza del resoconto delle precedenti riunioni, passo all’esame delle osservazioni formulate dagli On.li Deputati nella riunione del 15 dicembre scorso, per procedere poi con quelle svolte nel nostro precedente incontro dell’11 gennaio. Un primo tema, seguendo l’ordine degli interventi, riguarda la richiesta, formulata dagli On.li Levi, Carra e Barbieri, di nominare tempestivamente il Presidente della Fondazione La Biennale di Venezia. Al riguardo, come vi è noto, ho nominato, in qualità di Presidente della Fondazione in questione, l’ing. Paolo Baratta, con provvedimento del 21 dicembre 2011, nomina sulla quale questa Commissione ha espresso all’unanimità parere favorevole, ciò di cui voglio qui ringraziare in modo particolare tutti i componenti e la Presidente.
Ringrazio l’On. CARRA per l’apprezzamento manifestato in ordine alle linee programmatiche esposte nella mia relazione e ai primi interventi, in materia di beni e attività culturali, contenuti nel decreto-legge c.d. “salva Italia”.
In ordine ai rifinanziamenti dell’Accademia della Crusca e dei Lincei, previsti dallo stesso decreto-legge, sono pienamente consapevole che questo intervento, pur positivo, non può considerarsi risolutivo e, soprattutto, non può far diminuire l’attenzione sulla necessità di garantire, più in generale, a molti altri istituti culturali adeguata disponibilità di risorse economico-finanziarie. Credo tuttavia che sia ineludibile il tema della necessità di definire criteri e modalità razionali di concentrazione delle risorse scarse su un numero adeguato di istituzioni culturali di sicuro rilievo nazionale. Rappresento, in quest’ottica, che è all’esame della Commissione 7^ del Senato l’apposito disegno di legge di iniziativa governativa presentato nell’agosto 2010 (AS 2324), sul quale ho sollecitato l’avvio dell’esame nel merito presso la predetta Commissione, ritenendo quel testo, presentato dai miei predecessori, una buona base di partenza per elaborare insieme, in modo condiviso, un nuovo sistema generale di finanziamento, grazie al quale si possano individuare nuovi criteri e nuove modalità di contribuzione statale per il sostegno delle istituzioni culturali. Naturalmente ritengo prezioso ogni suggerimento che gli On.li Deputati vorranno esprimere, poiché non vi sono posizioni pregiudiziali, se non l’obiettivo di fondo di ottimizzare l’uso di risorse inevitabilmente scarse.
Per quanto riguarda, invece, le manifestazioni culturali nazionali, che coinvolgono la competenza di questo Ministero, aderisco volentieri alla proposta di relazionare periodicamente, in Commissione, in merito alle stesse, fornendo ogni utile informazione disponibile. Ringrazio, quindi, l’On.le BARBIERI per l’intervento a sostegno della posizione del Ministero, che mira a tutelare il paesaggio, in relazione alla legge regionale del Lazio sul piano casa, nonché in ordine alla copertura finanziaria del disegno di legge riguardante le celebrazioni verdiane, mediante l’integrazione dei fondi di cui al decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34, destinati alla manutenzione e conservazione dei beni culturali.
In merito al paesaggio, tema posto, in termini mi pare convergenti, anche dagli On.li De Biasi, Granata e Capitanio Santolini, tengo a dire che il Governo intende mantenere alta l’attenzione sul rispetto dei fondamentali principi di tutela consacrati nell’art. 9 della Costituzione e nel codice di settore. Per fermarsi a un esempio, ho chiesto e ottenuto, nel Consiglio dei Ministri del 21 novembre 2011, l’impugnativa anche della legge regionale della Sardegna n. 19 del 2011, proprio nella parte in cui tale normativa regionale disconosceva il ruolo indefettibile dello Stato nella copianificazione paesaggistica. Nello scorso Consiglio del 20 gennaio 2012 abbiamo impugnato anche la successiva legge della Sardegna n. 21 del 2011, per la stessa motivazione. È recentissima la sentenza del Consiglio di Stato (la n. 7005 del 30 dicembre 2011) che conferma definitivamente la legittimità del vincolo paesaggistico su ampie porzioni dell’agro romano imposto con un provvedimento ministeriale del 25 gennaio 2010. Anche questa è per me una buona notizia, perché costituisce l’ennesimo, autorevole riconoscimento del ruolo centrale che è riservato allo Stato nel garantire la tutela effettiva del paesaggio: valore, questo, cui io intendo fortemente orientare il mio operato. Sempre in tema di tutela paesaggistica, colgo l’occasione per riferire alla Commissione che ho fatto approvare, nello scorso Consiglio dei Ministri del 27 gennaio, nell’ambito del nuovo decreto legge sulle semplificazioni, una norma che prevede la riapertura del tavolo con le Regioni e i Comuni per un ampliamento della casistica degli interventi di lieve per i quali ammettere una procedura semplificata per l’autorizzazione paesaggistica. La norma ha un valore sistematico importante, perché esprime il mio indirizzo politico nella materia delicata del rapporto tra semplificazione e tutela del patrimonio, che può sintetizzarsi nell’idea di una semplificazione ragionata e ragionevole, che eviti ‘strappi’ al sistema del codice di settore e assicuri l’effettività della tutela, che non può a mio avviso essere abbandonata a finzioni e scorciatoie giuridiche come il silenzio-assenso. Riguardo al tema del disegno di legge sulla insequestrabilità delle opere d’arte – attuale AC 4432 – devo rilevare che il testo ha ricevuto una radicale riscrittura rispetto alla proposta, elaborata al Senato, sulla quale gli Uffici del Ministero si erano espressi in senso sostanzialmente favorevole. Il nuovo testo richiede un approfondimento tecnico poiché, per quello che mi segnala a un primo esame l’Ufficio legislativo, sembra non essere più enunciato il principio della insequestrabilità, mentre figura la previsione di una garanzia di restituzione, in capo al Ministero, che richiede di essere meglio precisata e approfondita nella sua portata effettuale e giuridica. Il Sottosegretario Cecchi, che ha partecipato a un recente seduta di questa Commissione in cui il tema è stato nuovamente trattato, mi ha riferito dei dubbi di costituzionalità della Commissione giustizia, con riferimento all’art. 24 della Costituzione, che ha espresso parere negativo lo scorso 25 gennaio. Occorre, dunque, un ulteriore approfondimento per ricercare un punto di equilibrio e superare gli aspetti critici emersi.
L’On.le DE BIASI ha segnalato alcune urgenze. In particolare, ha posto all’attenzione la questione della tutela dei diritti connessi al diritto d’autore, ossia, soprattutto, i diritti degli artisti, interpreti ed esecutori, attualmente curati dall’IMAIE, il cui statuto giuridico ed il cui ruolo è negli ultimi tempi oggetto di discussione. L’On.le De Biasi ha altresì introdotto il tema più generale, riguardante anche la SIAE, dell’evoluzione dei sistemi di raccolta dei compensi dovuti per il diritto d’autore, domandandosi in particolare se la SIAE sia in grado di fare adeguatamente fronte a questi compiti. Il tema del ruolo della SIAE è stato sollevato anche nell’intervento dell’On.le Barbieri. Al riguardo la discussione politica è in evoluzione e, con specifico riferimento all’IMAIE, come vi sarà noto, il recente decreto sulle liberalizzazioni, approvato dal Consiglio dei Ministri del 20 gennaio scorso, ha introdotto, all’art. 39, commi 3 e seguenti, talune disposizioni che aprono il mercato nel settore della tutela dei diritti degli artisti, interpreti ed esecutori, al fine di favorire la creazione di nuove imprese che possano affiancarsi all’IMAIE. La questione è molto delicata perché, come bene evidenziato dalla stessa On.le De Biasi, si pone sulla linea di confine tra le esigenze di liberalizzazione del mercato e quelle, a mio avviso non meno importanti, della efficacia della tutela degli autori, degli artisti, degli interpreti e degli esecutori. Non è affatto certo che il mercato e la concorrenza tra le società di collecting siano per forza la soluzione migliore. Vi è il fondato dubbio, soprattutto, che i più deboli all’interno delle predette categorie possano subire una diminuzione di tutela dal proliferare di imprese che si fanno concorrenza tra di loro in questo specifico settore, con tutti i rischi connessi di scarsa solidità e affidabilità finanziaria dei nuovi soggetti che entrano in questo mercato e della scarsa sostenibilità economica del servizio, una volta privatizzato, che potrebbe riuscire di difficile accesso per gli autori, gli interpreti e gli esecutori dotati di minore forza economica. La norma citata fa salve le funzioni assegnate alla SIAE e questo è un elemento di prudenza e di responsabilità del Governo che io condivido. Mi riservo di valutare attentamente eventuali correttivi in sede di conversione in legge del decreto. L’On.le De Biasi ha fatto poi riferimento alla nota polemica di stampa su una pretesa svendita del patrimonio immobiliare della SIAE e del suo Fondo pensioni. Tema toccato anche dall’On.le Zazzera e dall’On.le Giulietti. Su questa questione, nei venti giorni trascorsi dall’11 gennaio, ossia dal nostro precedente incontro, molte cose sono già state chiarite. La SIAE ha fatto molta comunicazione sul tema, anche sul suo sito istituzionale, ed io stesso ho risposto, lo scorso mercoledì 18 gennaio, ad una Question time nell’Aula della Camera. Per brevità, se l’On.le De Biasi me lo consente, vorrei rinviare al testo di questo mio intervento, che lascerei agli atti.
Saprete, inoltre, che ho acconsentito a che la struttura commissariale della SIAE possa essere audita dalla Commissione e, mi pare, sarà qui da voi proprio domani mattina. I rappresentanti della SIAE potranno fornirvi, mi auguro, tutti i dettagli e gli ulteriori chiarimenti utili in merito a questa vicenda.
L’On.le De Biasi ha toccato, poi, il tema della Società ARCUS, evidenziando talune criticità emerse negli ultimi anni nella gestione degli interventi finanziati tramite questo soggetto ed auspicando che quelle risorse vengano riportate nell’ambito della programmazione ordinaria dei fondi ministeriali. Al riguardo, devo ricordare che una delle ragioni storiche che suggerirono la costituzione di ARCUS consiste nella possibilità di questo soggetto di diritto privato di attivare, mediante accensione di appositi mutui bancari, quella particolare forma di finanziamento pubblico consistente nei limiti di impegno a valere sulle risorse del tre per cento degli investimenti infrastrutturali, come previsti dalla legge originaria di disciplina di ARCUS. Questa peculiare modalità di finanziamento non sarebbe attivabile attraverso gli ordinari canali ministeriali. ARCUS può dunque svolgere un suo ruolo utile e importante, a condizione che si possa introdurre una sua riforma idonea a semplificare le procedure e a meglio concentrare gli investimenti su pochi obiettivi strategici, condivisi con il Ministero delle Infrastrutture, così da evitare la dispersione di fondi pubblici in piccoli interventi a pioggia di scarsa consistenza. A tal fine intendo lavorare nella direzione di un rafforzamento dei poteri di indirizzo ministeriale. Ho altresì espresso, già in altra sede, la mia idea di un rafforzamento, anche tramite ARCUS, del coinvolgimento dei privati del Terzo settore nella realizzazione di questi programmi di investimento. In tal senso ARCUS potrebbe proporsi come catalizzatore di fondi privati a sostegno di iniziative culturali. In questa ottica sto lavorando con il Ministro Passera e il Vice Ministro Ciaccia, al fine di mettere a punto un’efficace riforma dell’Istituto. Sempre riguardo alla società ARCUS, devo sottoporre una riflessione all’attenzione della Commissione, che è chiamata peraltro a esprimersi sulla mia proposta di conferma dell’Ambasciatore Ortona nella qualità di Presidente della società. Come è noto, il decreto legge n. 78 del 2010 sulla riduzione dei costi degli apparati burocratici ha imposto il limite massimo di 5 componenti degli organi di amministrazione. La norma si applica anche per le società controllate pubbliche, quale è ARCUS. Ora, la norma istitutiva di ARCUS, che è del 2003, prevede 7 membri del Consiglio di amministrazione, di cui 3 designati dal Ministro dell’economia e delle finanze. Purtroppo, pur dopo un anno e mezzo abbondante trascorso dalla nuova norma restrittiva del 2010, ARCUS non ha provveduto ad adeguare il suo statuto. Sarebbe probabilmente occorsa una norma per chiarire il nuovo meccanismo delle designazioni, una volta ridotto a 5 il numero dei componenti dell’organo. Allo stato si rischia una impasse, poiché non c’è una norma chiara su come ricostituire il CdA di ARCUS. Sto valutando con gli uffici – e con il Ministro Passera – la possibilità di inserire un emendamento, in sede di conversione di uno degli ultimi decreti legge, volto a chiarire questo passaggio. L’On.le De Biasi ha dunque trattato dell’altra società controllata dal Ministero, ossia ALES spa, domandando quali mansioni svolgano i lavoratori in essa impiegati. Ebbene, è noto che questa Società è nata con una determinata missione ed ha conservato in sé una specifica finalità anche di salvaguardia del posto di lavoro di un gruppo di ex lavoratori socialmente utili che, negli anni Ottanta e Novanta, lavoravano in apposite cooperative che avevano ricevuto, in base alle leggi speciali all’epoca vigenti, affidamenti diretti di servizi di varia natura da parte del Ministero. Ora la Società Ales è subentrata in alcuni di questi contratti, tra cui quelli dei servizi di supporto alla guardiania e alla custodia, di minuta manutenzione dei beni culturali, di sfalcio delle erbe e di cura delle aree verdi. Sono proprie queste le prestazioni e le mansioni cui sono prevalentemente adibiti questi lavoratori socialmente utili “storici”, che forniscono, peraltro, un importante contributo sia alle attività di tutela che a quelle di fruizione pubblica dei beni. La piccola manutenzione, la gestione delle aree verdi, lo sfalcio delle erbe, che sembrano attività di scarso rilievo, sono invece essenziali per la efficace tutela dei beni culturali. Si pensi, ad esempio, alle aree archeologiche e a quanto sia importante, in tali siti, curare l’ordinario deflusso delle acque e il taglio periodico della flora spontanea che altrimenti rischia di provocare crolli e di invadere i reperti con effetti molto più gravi di quanto si possa immaginare. Parimenti essenziale è il ruolo di questi lavoratori socialmente utili impegnati nella Società ALES nel garantire l’effettiva apertura al pubblico di numerose sale di importanti musei ed aree archeologiche. La Società ALES, in obbedienza agli indirizzi ministeriali, sta facendo uno sforzo importante nella gestione di questo personale e nell’erogazione dei suddetti servizi, garantendo anche economie di scala e risparmi derivanti da una più efficiente gestione.
L’On.le De Biasi ha dunque toccato il tema della partecipazione del terzo settore e del volontariato alla valorizzazione del patrimonio culturale. È un tema sul quale io sono molto sensibile, sul quale sono anche di recente intervenuto sui mezzi di informazione, e che intendo incrementare. Non ho poi nulla in contrario, anzi auspico che la Commissione, ove lo dovesse chiedere, possa audire il Direttore Generale Resca, competente per la valorizzazione e, naturalmente, l’attuale Segretario Generale, arch. Antonella Recchia.
Sul tema della grande Brera, come ho detto nell’illustrare le mie linee programmatiche, nonché in alcune dichiarazioni rilasciate alla stampa, ritengo inaccettabile che Milano negli ultimi decenni non abbia potuto vedere realizzato questo importante progetto, che è essenziale per lo spessore culturale della metropoli lombarda. Esiste l’accordo raggiunto nel luglio del 2010 e da lì ritengo sia indispensabile ripartire, provando anche qui ad attuare un modello paradigmatico di collaborazione fra istituzioni e privati con l’adeguato coinvolgimento di tutti i soggetti interessati: MIBAC, Comune, Demanio, Difesa, Accademia di Belle Arti. Un ulteriore tema sollevato dall’On.le De Biasi è quello delle proposte pervenute di recente dalla AGIS (Associazione generale italiana dello spettacolo). Ho esaminato con attenzione queste proposte, tutte molto importanti. Quella sulla cedibilità del tax credit digitale, che potrebbe dare un impulso importante al rinnovamento tecnologico delle sale cinematografiche, soprattutto di quelle medio piccole, è una proposta che io ho condiviso e che ho riproposto anche in seno all’ultimo decreto sulle liberalizzazioni ma, purtroppo, senza successo perché, effettivamente, si tratta di una previsione che non era coerente con il tema delle liberalizzazioni. Mi riprometto di riproporre questa norma alla prima occasione utile possibile.
Circa la questione del cosiddetto “tesoretto” costituito dal fondo ENPALS, tema proposto anche dall’On.le Carlucci, rilevo solo che il tema è oggettivamente complesso e occorrono opportuni approfondimenti, che dovrò avviare anche con la collega Fornero del Lavoro. Sulla riforma del settore del fondazioni lirico-sinfoniche, per le quali ho chiesto ed ottenuto di recente una proroga di un anno del termine per la emanazione del regolamento di delegificazione previsto dalla legge n. 100 del 2010, intendo portare avanti le linee essenziali di quel disegno di riforma poiché ritengo che sia necessario e improcrastinabile sciogliere il nodo gordiano degli eccessivi e ormai insostenibili costi di gestione di queste fondazioni, costi di cui, è inutile negarlo, quello relativo al personale costituisce la parte più pesante.
Ritengo pertanto urgente la ridefinizione del nuovo contratto collettivo nazionale e penso che la presenza dell'ARAN possa costituire un fattore positivo che aiuti tutti a ricondurre le relative pretese su un piano di realtà e di possibilità, evitando eccessi non più tollerabili in questa fase storica. È altresì mio intendimento lavorare nella direzione di un più forte coinvolgimento delle autonomie territoriali, che non sempre contribuiscono ai costi di gestione di questi enti in misura proporzionale al ruolo istituzionale che ricoprono all'interno dei loro organismi di gestione.
Passo adesso alle questioni poste dall'On.le LEVI. Un primo profilo discusso dall'On.le Levi è quello del modo in cui conciliare le due mostre del cinema, quella di Venezia e quella di Roma. Al riguardo, ritengo che sia opportuna e necessaria la proficua convivenza di queste due prestigiose manifestazioni, avendo esse caratteristiche e obbiettivi solo in parte sovrapponibili. Sarebbe bene, quindi, che Roma e Venezia, ciascuno per la propria storia, lavorassero nella direzione di affinare le loro specifiche caratteristiche strutturali e funzionali. L’On.le Levi, che è autore, tra gli altri, di una pregevole legge sul prezzo dei libri e che ha particolarmente a cuore queste tematiche, mi ha poi dato importanti stimoli a lavorare nella direzione dello sviluppo di una vera politica della lettura e della diffusione del libro. Di questi spunti ho preso attenta nota e dovrò discuterne con il collega dell'Istruzione posto che, come lo stesso On.le Levi ha condivisibilmente evidenziato, quel che serve davvero è una politica dell'educazione dei giovani, che li formi e li educhi alla lettura. Sul Centro del libro so bene che c'è un problema, anche qui, di scarsezza dei finanziamenti.
L’On.le MOFFA mi ha chiesto, in modo puntuale, una valutazione sul disegno di legge per le celebrazioni del bicentenario verdiano. Al riguardo ho già dato indicazioni nella esposizione delle mie linee programmatiche e non posso che ribadire il mio consenso sul testo in discussione, che è in parte frutto anche del contributo propositivo dei miei Uffici e del mio predecessore Galan. È un testo che, mi pare, abbia tolto “il troppo e il vano", adeguando gli impegni alle risorse disponibili, anche in questo caso, ahimè, scarse. In merito a questo disegno di legge vi è un recente parere della Ragioneria generale dello Stato che pone ancora qualche problema di copertura finanziaria del provvedimento, ma ho dato disposizioni agli Uffici perché tali problemi vengano prontamente risolti. Informo che il mio Ufficio legislativo ha già replicato agli ulteriori rilievi della Ragioneria ed auspico che si possa andare avanti in modo conclusivo.
L’On.le GRANATA ha poi giustamente richiamato l'attenzione di noi tutti sul dramma della ricostruzione dell'Aquila. Tema posto anche dall’On.le Lolli. Anch'io ho dovuto registrare con rammarico la scarsezza dei fondi esteri e privati che, pure, erano stati generosamente annunciati all'indomani del sisma. La scarsezza delle risorse si lega peraltro all'enorme difficoltà e vastità degli interventi di recupero di quel patrimonio fragilissimo e molto esteso sul territorio. Il Governo, consapevole della complessità che richiede una così importante opera di ricostruzione, ha conferito al Ministro per la coesione territoriale, Fabrizio Barca, un incarico finalizzato a integrare le iniziative volte allo sviluppo della città de L'Aquila, e all'accelerazione della ricostruzione. A tale scopo sarà attivato un tavolo, cui contribuiranno in modo specifico Antonio Catricalà e le strutture della Presidenza del Consiglio, i Ministri interessati e la Ragioneria generale dello Stato.
L’On.le Granata ha quindi introdotto il tema molto importante della così detta “green economy”, richiamando la mia attenzione sulla esigenza di tutela del paesaggio. Purtroppo, come è noto a tutti, non sempre lo sviluppo delle fonti di energia rinnovabile va d’accordo con quelle della tutela del paesaggio. Si pensi agli impianti eolici, ma anche a quelli fotovoltaici. Per gli impianti eolici, mi sono di recente impegnato a sottolineare e ribadire la necessità che nella loro localizzazione sia tenuto nella massima considerazione il profilo dell’inquadramento paesaggistico ed ho insistito nel rivendicare la competenza del mio Ministero anche riguardo agli impianti offshore. A tal proposito ho chiesto, nel Consiglio dei Ministri del 20 gennaio, l’istituzione di un apposito tavolo tecnico, con i Ministeri dello sviluppo economico e dell’ambiente, oltre che con la Presidenza, per sciogliere i nodi applicativi emersi nel corso di alcune procedure di autorizzazione. Conosco bene e seguo con attenzione la vicenda molto problematica di Sepino, dove una pluralità di sentenze del Consiglio di Stato ha purtroppo consentito, nonostante la contrarietà del Ministero, la realizzazione di un grosso parco eolico a ridosso di quella pregevolissima area archeologica, l’unico vero paesaggio archeologico ancora non compromesso che l’Italia vanti, che rischia di essere pregiudicato dalla realizzazione di questi impianti. Purtroppo, giunti a questo punto, non vedo soluzioni praticabili in via amministrativa e dovrebbe essere, al limite, il Parlamento a intervenire con una legge provvedimento di tutela di quell’area, pur con gli innegabili dubbi sulla costituzionalità di una norma che si ponga in contrasto con un giudicato. Se il Parlamento e, in particolare, questa autorevole Commissione mi volessero fornire indicazioni utili in tale direzione, potrei eventualmente farmi promotore per la presentazione di un disegno di legge governativo. Per quanto riguarda, più in generale, il piano energetico nazionale, ho chiesto ai miei uffici una valutazione approfondita per saggiarne la sostenibilità sul piano della tutela del paesaggio perché, non lo nego, vi è il rischio che si possa operare una sorta di inversione logica dei fattori, per cui la verifica della sostenibilità localizzativi degli impianti segue, anziché precedere, la definizione dei nostri impegni in termini di megawatt da realizzare entro una certa data per le diverse tipologie di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. Occorrerebbe che anche in questo campo il principio della valutazione ambientale strategica, che deve precedere, non seguire, le decisioni, trovasse attenta e scrupolosa attuazione. Anche per quanto riguarda il fotovoltaico, che comporta spesso un impatto paesaggistico notevole, soprattutto quando viene realizzato in aree agricole, l’attenzione del Ministero è massima e, anche di recente, negli ultimi Consigli dei Ministri, in sede di composizione di conflitti insorti in ordine alla autorizzazione di alcuni di questi impianti in aree sottoposte a vincolo paesaggistico, ho difeso il parere contrario delle Soprintendenze. Segnalo, in questa materia, la recente norma introdotta dal decreto legge sulle liberalizzazioni – articolo 65 - che pone un limite al dilagare di questi impianti nelle aree agricole, poiché nega gli incentivi statali per gli impianti solari fotovoltaici con moduli collocati a terra in aree agricole. Per quanto riguarda il disegno di legge volto all’istituzione della Soprintendenza del mare, a firma dell’On.le Granata, devo rappresentare che talune perplessità sono emerse, anche in seno alla Commissione affari costituzionali, circa l’opportunità di andare in questa direzione e con particolare riferimento alla appropriatezza dello strumento legislativo primario per introdurre quella che è, nella sostanza, una modifica organizzativa del Ministero.
Vengo all’intervento dell’On.le ZAZZERA. che ha anch’egli posto la questione della supposta dismissione del patrimonio della SIAE e della possibile privatizzazione del servizio di tutela dei diritti d’autore. Al riguardo mi sono poc’anzi espresso nel rispondere all’On.le De Biasi e faccio pertanto, rinvio a quanto ho prima riferito. L’On.le Zazzera ha dunque posto la questione della sponsorizzazione dei lavori di restauro del Colosseo. In merito, il Sottosegretario Arch. Roberto Cecchi ha, la settimana scorsa, fornito un’esauriente risposta in Aula Camera ad una interpellanza urgente a firma dell’On Buttiglione ed altri. Voglio qui precisare che la complessiva operazione, molto innovativa e indubbiamente difficile in un contesto normativo inadeguato – tuttavia significativa e paradigmatica in una fase in cui il Paese intende rilanciare fattori e motivazioni del proprio sviluppo – può per parte mia senz’altro andare avanti, poiché, al di là delle discussioni giuridiche sulle procedure seguite, discussioni a volte molto sottili ed anche un po’ strumentali, ritengo prioritario oggi assicurare la pronta realizzazione di interventi manutentivi e di restauro non più differibili. Del resto, è bene precisarlo, l’avviso dell’Autorità Antitrust, da cui ha preso l’avvio questa discussione sul tema, non ha contenuti né sospensivi, né sanzionatori, ma consiste in una segnalazione al Governo per il futuro, a che siano garantite le forme più ampie possibili di pubblicità, trasparenza e non discriminazione nell’accesso delle imprese interessate a questo nuovo “mercato” delle sponsorizzazioni. Informo in proposito la Commissione che, anche traendo spunto, in chiave positiva, dalle recenti polemiche che si sono avute in merito a queste procedure, ho fatto approvare dal Governo, nell’ultimo decreto legge sulle semplificazioni della settimana scora, una norma ad hoc diretta a fare chiarezza e a dare certezza a tutti, all’Amministrazione e ai potenziali sponsor, sul modo di procedere per realizzare queste sponsorizzazioni, raccogliendo in tal senso anche un invito contenuto nella recente, già citata, pronunzia dell’Antitrust, nonché in diversi atti di sindacato ispettivo presentati, anche dinanzi a questa Camera. Questa norma ha aggiunto un nuovo articolo nel codice dei contratti pubblici che spiega, passo dopo passo, come si fa a ricercare lo sponsor e dovrebbe, spero, porre fine, almeno per il futuro, a dubbi e polemiche strumentali. Il decreto legge prevede altresì che entro sessanta giorni il Ministero detterà linee guida applicative. Gli uffici stanno già lavorando e, anche su questi temi, considero preziosi i suggerimenti propositivi che gli On.li Deputati vorranno fornire. Sempre riguardo alla vicenda del restauro del Colosseo, l’On.le Zazzera ha espresso la sua preoccupazione per il rischio che in questi lavori i restauratori possano essere tagliati fuori dai lavori ad esclusivo vantaggio delle imprese edili. Al riguardo posso rassicurare che, come mi è stato riferito dalla struttura commissariale che ha predisposto gli atti di gara, ampie quote dei lavori sono state riservate proprio ai restauratori. Aggiungo, peraltro, che il Consiglio di Stato, con una recente sentenza (n. 6414 del 2011), ha chiarito che molti interventi di restauro di beni culturali hanno comunque natura di lavori di edilizia e non possono essere tutti attribuiti ai restauratori sol perché vi sono parti o superfici decorate. Anche l’On.le LOLLI ha posto, come già detto, la questione del recupero del centro storico dell’Aquila. Sul punto rinvio a quanto ho poc’anzi riferito a proposito dell’intervento dell’On.le Granata. Sottoporrò all’attenzione del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti la proposta, che mi pare plausibile, di un aumento dal tre al cinque per cento della quota degli investimenti per le infrastrutture da destinare ai beni culturali. Non dobbiamo nasconderci però la oggettiva difficoltà applicativa di questo meccanismo.
Negli ultimi anni i miei predecessori hanno discusso a lungo con i colleghi delle infrastrutture e dell’economia su quale dovesse essere esattamente la base di computo di questo tre per cento, e sono state individuate nel tempo diverse soluzioni applicative non sempre chiare e appaganti, che hanno ad esempio ristretto questa base di computo alle sole risorse stanziate dal CIPE sulla legge obiettivo. Da qui sono derivati rinvii e ritardi che hanno reso questo meccanismo poco efficace. Il mio predecessore Galan ha voluto riformulare la norma e, nel decreto legge n. 98 del 6 luglio 2011 (art. 32, comma 16), ha spostato il riferimento del tre per cento verso un’altra fonte (il "Fondo infrastrutture ferroviarie, stradali e relativo a opere di interesse strategico", costituito dalla stesso art. 32). ma anche questa operazione non pare avere dato i suoi frutti, stante l’incertezza dell’entità del finanziamento di questo nuovo fondo. Anche in tal senso dovrà indirizzarsi quella riforma di Arcus di cui ho parlato sopra con riferimento all’intervento dell’On.le De Biasi, al fine di costruire un meccanismo condiviso, semplice ed efficace, di definizione di questo tre per cento. L’On.le MAZZUCCA ha domandato, poi, se siano stati eliminati i benefici fiscali previsti per le elargizioni liberali e le contribuzioni ai beni e alle attività culturali. Al riguardo, assicuro che queste previsioni – contenute nel Testo Unico delle imposte sui redditi, artt. 15 e 100 – non sono state eliminate, anche se pende tuttora la “spada di Damocle” del taglio progressivo, prima del cinque per cento, poi, del venti per cento, che dovrebbe colpire tutte le agevolazioni fiscali, nel 2013 e nel 2014, previsto nel decreto legge dell’agosto 2011 adottato dal precedente Governo, salvo che, entro le suddette date, non sia varata una complessiva riforma fiscale tale da garantire altre e diverse coperture. Intanto, nel decreto legge “salva Italia” n. 201 del dicembre scorso, sono riuscito a fare inserire una norma piccola ma importante (art. 40, comma 9), che semplifica notevolmente l’applicazione di questi benefici fiscali, prevedendo che il cittadino che intende avvalersene potrà semplicemente produrre un’autocertificazione, senza bisogno di chiedere tutti i certificati previsti dal Testo Unico sulle imposte sui redditi. Raccolgo, poi, con vivo interesse, la segnalazione dell’On.le Mazzucca in ordine all’esigenza di provvedere alle celebrazioni per i cento anni dalla morte del poeta Giovanni Pascoli, centenario che cadrà nell’anno 2012. Purtroppo anche per l’anno 2012 il Ministero non potrà procedere alla costituzione di Comitati nazionali celebrativi, ai sensi della legge n. 420 del 1997, in considerazione delle esigenze di contenimento della spesa pubblica e delle conseguenti riduzioni di bilancio disposte dalle recenti manovre economico-finanziarie, pur riconoscendo l’alto profilo culturale della richiesta. Nel 2011, come è noto, è stato costituito un solo Comitato nazionale per celebrare il bicentenario della nascita di Cavour in considerazione dello stretto collegamento dell’evento con le celebrazioni dell’Unità d’Italia.
L’On.le CAPITANIO SANTOLINI ha chiesto indicazioni sulle procedure che il Ministero sta seguendo per le assunzioni del personale previste dal decreto-legge su Pompei e dal decreto legge “salva Italia”. Al riguardo, assicuro che gli Uffici ministeriali stanno lavorando con grande impegno e solerzia per assicurare la pronta attuazione di queste norme. Le procedure di reclutamento si stanno concludendo in questi giorni, mediante l'utilizzazione di graduatorie in corso di validità. Con provvedimento del 20 dicembre 2011 è stata disposta l’assunzione presso la Soprintendenza di Pompei di n. 22 funzionari, di cui 13 archeologi, 8 architetti e 1 funzionario amministrativo. I nuovi assunti hanno già sottoscritto il contratto individuale di lavoro in data 28 dicembre 2011 e hanno già preso servizio il 2 gennaio 2012. Con un ulteriori provvedimenti del 25 e del 28 novembre 2011 è stata disposta l’assunzione in ruolo di 105 funzionari appartenenti a diversi profili professionali, assistenti alla fruizione, alla accoglienza, alla vigilanza, nonché di 1 assistente tecnico calcografo, 18 dirigenti (7 architetti, 6 storici dell’arte, 2 amministrativi, 1 archivista di stato, 1 bibliotecario, 1 archeologo). In base a queste nuove norme è stato riattivato, con decreto del 25 novembre 2011, il procedimento amministrativo, al momento ancora in atto, per l’assunzione in ruolo di 57 disabili nel profilo professionale di Addetto ai servizi ausiliari, ai sensi della legge n. 68 del 1999. Sempre in forza delle predette disposizioni normative e in base alle cessazioni intervenute nel 2011 (e a quelle che si presumono interverranno nel 2012), si ritiene che il Ministero potrà assumere nel 2012 e nel 2013 altre 140 unità di personale, tra dirigenti, funzionari e assistenti alla vigilanza.
L’On.le Capitanio ha dunque posto l’importante questione del rispetto delle norme di tutela del Codice dei beni culturali nell’ambito del processo di dismissione del patrimonio immobiliare pubblico previsto, da ultimo, dalla legge di stabilità per il 2012 e dal decreto legge salva Italia. È vero: come ha osservato l’On.le Capitanio, le norme in questione sono prolisse e confuse e la confusione è aggravata dal fatto che esse non hanno sostituito le numerose disposizioni, generali e settoriali, già vigenti nell’ordinamento giuridico, ma si sono aggiunte a queste ultime producendo una stratificazione normativa di difficile interpretazione. Ciò nonostante il Ministero difenderà con fermezza la necessità di adottare un’interpretazione e un’applicazione di queste norme conforme all’art. 9 della Costituzione e si adopererà per garantire la previa verifica dell’interesse culturale degli immobili pubblici soggetti a dismissione. Al fine, tuttavia, di evitare strumentali obiezioni circa una presunta complicazione procedurale che potrebbe derivare dall’applicazione delle norme del Codice dei beni culturali, ho fatto approvare dal Governo, nell’ultimo decreto legge (art. 44), una norma in forza della quale il Ministero si impegna a stipulare con gli Enti pubblici interessati appositi protocolli d’intesa volti a semplificare e ad accelerare la procedura di verifica dell’interesse culturale. Questa norma, come è evidente, implica e riafferma il principio della sottoposizione a previa verifica dell’interesse culturale di tutti i procedimenti di dismissione del patrimonio pubblico. Credo di aver in tal modo chiarito e fugato ogni dubbio al riguardo.
Sul tema della tutela dei beni paesaggistici, con specifico riferimento al rapporto con le Regioni, posso dire che il Ministero ha già stipulato con tutte le Regioni, tranne il Molise, accordi procedimentali miranti alla redazione congiunta dei nuovi piani paesaggistici. Ribadisco inoltre, come già detto a proposito degli interventi degli On.li Barbieri e Granata, che l’attenzione mia e del Ministero sul tema è massima anche nel contrastare talune iniziative legislative regionali che si sono mosse nella direzione sbagliata di voler bypassare il ruolo centrale nello Stato. Per quanto concerne la procedura di autorizzazione paesaggistica, ho già riferito prima della nuova norma, inserita nell’ultimo decreto legge, volta a semplificare ulteriormente il procedimento relativo agli interventi di lieve entità, ma il preciso limite costituito dalla indefettibile necessità della partecipazione determinante dei Soprintendenti in questi procedimenti di autorizzazione paesaggistica e dalla esclusione del meccanismo di silenzio-assenso, che non serve ai cittadini, che hanno bisogno di certezze, ma solo a deresponsabilizzare i funzionari che devono pronunciarsi sulle domande, con il rischio di compromissione dell’effettività della tutela. Riguardo all’idea di istituire una Giornata della cultura nella scuola, ho già avuto modo di esprimere apprezzamento per tale ipotesi nella mia audizione dinanzi alla Commissione gemella del Senato e ho già preso contatti in proposito con il collega Profumo, al quale sottoporrò anche la questione del rilancio dell’insegnamento della storia dell’arte nelle scuole. Sul tema dei restauratori, informo che è a buon punto il lavoro di concertazione nella 7^ Commissione del Senato per tentare di approvare un testo unificato condiviso che metta insieme la proposta del precedente Governo con quella a firma del Senatore Marcucci e altri, presentata ad iniziativa parlamentare. L’obiettivo, come ho più volte avuto modo di dire, è quello di trovare un punto di equilibrio ragionevole tra due esigenze: quella di difendere l’eccellenza della tradizione della scuola italiana del restauro e quella di dare spazio e riconoscimento lavorativo alle giovani leve che hanno maturato titoli e un’esperienza lavorativa significativa nello scorso decennio.
L’On.le FRASSINETTI si è associata alle osservazioni dell’On.le Capitanio di rilanciare lo studio della storia dell’arte, come già detto da me condivisa, ed ha anche richiamato l’apposito disegno di legge presentato per la difesa della lingua italiana. È anche questo un tema di grande rilievo, riguardo al quale assicuro l’impegno di provvedere, per quanto di competenza del Governo, a garantire un veloce iter approvativo di questa proposta. In proposito questo Governo ha già dato un segnale positivo garantendo all’Accademia della Crusca un finanziamento aggiuntivo di 700.000 euro all’anno. Questo sforzo non basta. Sarebbe effettivamente utile un rafforzamento del quadro normativo di riferimento.
Vengo all’intervento dell’On.le CARLUCCI. Mi riporto a quanto già riferito sul disegno di legge a sua firma di riordino della materia dello Spettacolo dal vivo. Vi è la necessità di una piccola copertura economica per la cui definizione stiamo lavorando, anche per fare il punto definitivo all’esito degli ultimi rimaneggiamenti concordati.
L’On.le Carlucci ha dunque posto il tema molto attuale e difficile della pirateria on line ed ha chiesto che il Governo si impegni a sostenere l’approvazione del Regolamento elaborato dall’AgCom. Il tema è molto delicato, come testimoniano le recenti vicende negli Stati Uniti, dove il Congresso ha rinviato l’esame di un disegno di legge di repressione della pirateria on line (Stop Online Piracy Act - SOPA), che prevede lo spegnimento dei siti accusati di download illecito, sotto la pressione di un violento attacco simultaneo sulla rete scatenato contro numerosi siti istituzionali dagli hackers organizzati. Ma non c’è dubbio che il sacrosanto diritto dell’autore a ricevere il giusto profitto per le proprie opere dell’ingegno e per la sua creatività non può arrestarsi di fronte a queste minacce e non può arrendersi all’idea di una sorta di far west o anarchia della rete. Sto facendo i necessari approfondimenti con il collega Passera per capire quali punti di equilibrio ragionevole possano essere rinvenuti oggi.
Sul cosiddetto tesoretto Enpals ho già riferito a proposito dell’intervento dell’On.le De Biasi.
L’On.le MAZZARELLA ha bene colto e illustrato la tensione dialettica tra le funzioni di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, raccomandando di garantire sempre la priorità delle esigenze della tutela. Condivido a pieno questa indicazione che, del resto, è ben scolpita nel Codice dei beni culturali e assicuro la massima attenzione, anche nell’organizzazione delle mostre e nell’autorizzazione all’esportazione temporanea delle opere d’arte, a che massima sia la cura nell’accertare che i beni culturali coinvolti non subiscano pregiudizio alcuno.
L’On.le SCALERA ha poi denunciato la sottrazione dei fondi dell’otto per mille originariamente destinati ai beni culturali, dirottati ora verso il completamento del programma straordinario per l’edilizia carceraria. Devo in merito precisare che la somma sottratta ai beni culturali non ammonta ai 57 milioni di euro di cui si è in più luoghi parlato, ma assomma a una cifra di molto inferiore, atteso che i 57 milioni costituiscono in realtà l’intero ammontare della quota dell’otto per mille derivante dalle dichiarazioni dei redditi del 2011; somma complessiva che, come è noto, doveva essere poi ripartita tra le quattro diverse finalità istituzionali previste dalla legge. Occorre però considerare che le somme suddette sono state destinate non solo al completamento del programma di edilizia carceraria, ma anche alla copertura di capitoli di bilancio della protezione civile, destinazione, questa, indubbiamente prioritaria e resa vieppiù urgente dalle purtroppo numerose calamità naturali che hanno afflitto il nostro Paese lo scorso anno. Ho preso poi debita nota dei problemi gestionali segnalati dall’On.le Scalera circa l’Opificio delle Pietre dure di Firenze, soprattutto riguardo alla carenza di personale. Condivido, infine, l’indirizzo fornito dall’On.le Scalera in ordine all’esigenza di imprimere una maggiore internazionalizzazione all’attività e all’impegno del Ministero. Voglio, tuttavia, sottolineare che già oggi sono in corso di stipula numerosi accordi internazionali per irrobustire la cooperazione nel recupero dei beni culturali trafugati oltre che per lo scambio culturale più in generale.
L’On.le DE PASQUALE ha richiamato la mia attenzione sull’esigenza di incrementare il sostegno all’attività della bande musicali. A tal proposito non posso che farmi carico della condivisibile sollecitazione. Non v’è dubbio che il mondo delle bande musicali sia meritevole di particolare attenzione, proprio in quanto espressione sincera e diretta delle tradizioni delle comunità territoriali. Le attività bandistiche ritengo possano costituire uno straordinario momento di aggregazione e di valorizzazione delle identità e specificità delle popolazioni locali residenti nel territorio nazionale. Le misure di sostegno ed incentivazione tuttavia non possono non tenere conto della esiguità delle risorse a disposizione. Penso a quelle del FUS che, seppur incrementate nel corso degli ultimi tempi, non sono ancora tali da potere garantire cospicui finanziamenti. Ritengo, comunque, importante mantenere su questo argomento sempre viva l’attenzione e considerare, altresì, il significativo contributo che le Regioni e gli altri enti territoriali possono apportare in questo campo.
L’On.le GIULIETTI ha riproposto la questione, tuttora aperta, della sorte del cantiere per la realizzazione del nuovo palazzo del Cinema di Venezia, che peraltro non coinvolge strettamente le competenze del mio Ministero. Al riguardo, rilevo che nella proroga del Commissario straordinario, disposta di recente dal Governo, l’incarico non comprende più i poteri di deroga, propri della normativa di protezione civile, ma ha finalità di solo coordinamento, in base alla legge n. 400 del 1988. Questa novità rimuove in radice, probabilmente, taluni dubbi che erano stati affacciati circa il rischio di deroga dei vincoli di tutela. Riguardo al tema più ampio di quali prospettive future immaginare per quell’intervento, posso dire che ho in programma un incontro con il Sindaco di Venezia e il Presidente della Biennale per ascoltare alcune proposte operative che potrebbero indicare soluzioni conclusive e definitive del problema. L’idea di fondo è comunque quella di cercare una soluzione condivisa tra tutti gli attori istituzionali coinvolti. Non appena avrò qualcosa di più concreto a disposizione sarà mia cura fornire ogni informazione alla Commissione e, anzi, sarò ben lieto di raccogliere le opinioni e i suggerimenti preziosi che gli On.li Deputati vorranno fornirmi in merito a un tema così importante e delicato.


