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CULTURA- Repliche ministro Ornaghi 7° Commissione Senato-22/12/2011

REPLICHE MINISTRO ORNAGHI AUDIZIONE COMMISSIONE 7^ SENATO – 22 DICEMBRE 2011 – ore 8,30

Desidero innanzitutto ringraziare il Presidente e tutti i Senatori della Commissione per la grande disponibilità dimostrata e per la favorevole accoglienza che mi hanno riservato, offrendomi l’opportunità di illustrare quelle che ritengo le linee di azione più significative del Ministero che ho l’onore di dirigere. Mi scuso fin d’ora se nell’arco della mattinata non mi sarà possibile rispondere a tutti voi, così come a tutti gli interrogativi e a tutte le sollecitazioni emerse nel corso dell’audizione del 14 dicembre scorso. Vorrei comunque cominciare ad entrare nel merito e provare a dare alcune risposte alle questioni, tutte importanti e di grande rilievo, che sono state sollevate nella precedente riunione, riservandomi poi di completare le risposte quanto prima, anche all’esito di eventuali approfondimenti che si rendessero necessari.

Prendo le mosse, seguendo l’ordine degli interventi, dalle riflessioni svolte e dalle questioni sollevate dal Senatore MARCUCCI nel corso del suo intervento. Un primo tema toccato dal Senatore Marcucci riguarda i finanziamenti per gli istituti culturali, tema estremamente delicato e importante. Ringrazio il Senatore per l’apprezzamento manifestato in ordine ai rifinanziamenti dell’Accademia della Crusca e dei Lincei. Sono pienamente consapevole che questo intervento, pur positivo, non può considerarsi risolutivo e, soprattutto, non può far diminuire l’attenzione sulla necessità di garantire, più in generale, a molti altri istituti culturali adeguata disponibilità di risorse economico-finanziarie. Credo tuttavia che sia ineludibile il tema della necessità di definire criteri e modalità razionali di concentrazione delle risorse scarse su un numero adeguato di istituzioni culturali di sicuro rilievo nazionale. In quest’ottica vorrei che la Commissione avviasse l’esame nel merito del disegno di legge di iniziativa governativa presentato nell’agosto 2010 (AS 2324), che costituisce quanto meno un buon punto di partenza per la messa a fuoco di un nuovo sistema generale di finanziamento, grazie al quale si possano individuare nuovi criteri e nuove modalità di contribuzione statale per il sostegno delle istituzioni culturali. Naturalmente attendo al riguardo i preziosi suggerimenti che gli On.li Senatori vorranno fornire, poiché non vi sono posizioni pregiudiziali, se non l’obiettivo di fondo di ottimizzare l’uso di risorse inevitabilmente scarse.

Quanto alla questione dei restauratori, condivido pienamente quanto espresso dal senatore Marcucci e nutro assoluta fiducia che si possa trovare un punto di incontro tra il disegno di legge governativo e quello presentato dal Gruppo parlamentare, posto che la finalità di fondo, che è alla base dei entrambi i provvedimenti, è sostanzialmente la medesima, ossia il riconoscimento e la valorizzazione della professionalità di figure, gli operatori del restauro, che costituiscono un bene indispensabile per la tutela e la conservazione del nostro patrimonio culturale. A tal proposito, quindi, condivido l’auspicio espresso dal Senatore Marcucci di pervenire, grazie alla reciproca collaborazione, ad una rapida approvazione dei provvedimenti in questione, preferibilmente in un testo unificato. Per quanto concerne poi la questione dei servizi aggiuntivi, in relazione alla quale il Senatore Marcucci ha preannunciato la presentazione di un atto di sindacato ispettivo, voglio dire di essere conscio della particolare difficoltà di questo dossier, che è tra quelli che ho in corso di approfondimento. Si tratta di un passaggio molto sensibile nella gestione degli istituti e dei luoghi della cultura, che si pone allo snodo tra esigenze di tutela, valorizzazione e buona fruizione pubblica del patrimonio ed esigenze di rispetto della concorrenza tra gli operatori del settore. E’ un tema che sollecita, inoltre, il confronto delle idee e delle posizioni, non sempre convergenti, sulla cooperazione dei privati e sulla definizione di forme, anche innovative, di partenariato pubblico-privato capaci di migliorare il servizio. Un tema su cui anche i Senatori Procacci e Poli Bortone hanno offerto spunti di riflessione. In merito posso sin d’ora rilevare che il Ministero ha compiuto negli ultimi due anni un notevole sforzo per mettere a gara, in numerose realtà museali e luoghi della cultura, i servizi di accoglienza al pubblico, i così detti “servizi aggiuntivi”, istituiti dalla legge Ronchey del gennaio 1993.

Occorre considerare che dagli anni ’90 non sono state fatte più gare per rinnovare la gestione e gli attuali gestori di questi servizi sono in larga parte quegli stessi che li ottennero nella fase della prima applicazione della legge Ronchey, che stanno proseguendo di proroga in proroga. E’ una situazione anomala, che mortifica la concorrenza e che presenta risultati, anche nella qualità della gestione, non sempre soddisfacenti. Era dunque ineludibile la necessità di avviare nuove procedure di confronto concorrenziale. Il precedente Governo ha pertanto lanciato, pur tra mille difficoltà, nuove procedure di gara per la selezione concorrenziale dei nuovi concessionari. Questa iniziativa, condotta e coadiuvata dalla Direzione generale per la valorizzazione del Ministero mediante apposite linee guida di indirizzo rivolte alle stazioni appaltanti, ha suscitato fin dall’inizio contrasti e polemiche, talvolta esagerati, sia in ordine alla scelta della procedura ristretta in luogo di quella aperta, sia in ordine ai bandi e alle lettere di invito, da taluni giudicati troppo severi e poco appetibili sul piano dell’equilibrio economico finanziario delle concessioni messe a gara. So che sono anche insorti di recente contenziosi giurisdizionali.

Ritengo tuttavia che debba essere, in definitiva, il mercato a giudicare della sostenibilità di queste gare e che sia pertanto opportuno, allo stato, lasciare che esse procedano avanti e facciano il loro corso, non foss’altro al fine di scongiurare un’ennesima, inaccettabile proroga. Se poi queste procedure dovessero andare deserte o altrimenti fallire, l’amministrazione adotterà i rimedi previsti dall’ordinamento giuridico per assicurare la continuità ai servizi al pubblico negli istituti e nei luoghi della cultura, anche valutando forme innovative di partenariato pubblico-privato idonee ad assicurare qualità ed efficienza ed efficacia del servizio.

Quanto all’auspicio formulato dal Senatore Marcucci per il reperimento di risorse finalizzate al finanziamento del Parco della Pace di Sant’Anna di Stazzema, luogo che considero di estrema importanza per la sua portata simbolica, posso riferire che il Ministero dell’economia ha di recente rappresentato che nel bilancio di previsione per l’anno finanziario 2012 e nel bilancio pluriennale 2012-2014, approvato con la legge di stabilità per il 2012, sono stati stanziati, per il funzionamento del Parco, 50.000 euro a decorrere dal 2012, somma che sarà iscritta sul pertinente capitolo dello stato di previsione del Ministero dell’Interno. Verrà, dunque, ripristinata, dall’anno prossimo, la normale dotazione finanziaria del Parco, come voluta dalla legge istitutiva n. 381 del 2000. Per quanto riguarda l’attività degli Uffici del Ministero presenti sul territorio, la Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Toscana ha chiesto alla competente Soprintendenza di avviare la procedura per sottoporre l'edificio della Vaccareccia alle disposizioni di tutela storica, quale luogo simbolo della strage di Sant'Anna.

Nel rivolgermi poi al Senatore ASCIUTTI, prendo atto con piacere della condivisone espressa circa la proroga di un anno stabilita dal decreto legge c.d. “salva Italia” per l’emanazione del regolamento sulle fondazioni lirico sinfoniche. Condivido la preoccupazione manifestata dal Senatore per possibili ritardi nell’applicazione della riforma. A questo proposito, intendo avviare quanto prima le consultazioni e gli incontri istruttori necessari per arrivare il più presto possibile alla stesura di un testo definitivo.

Condivido poi, in tema di agevolazioni fiscali, quanto affermato dal Senatore Asciutti – e ripreso positivamente anche dal Sen. Rusconi - riguardo all’esigenza di semplificare e rendere maggiormente elastiche le procedure. Qualcosa al riguardo è stato fatto con la disposizione contenuta nel decreto legge “salva Italia”, che introduce l’autocertificazione per fruire delle agevolazioni già previste dal testo unico delle imposte sui redditi. Certo, molto si può ancora fare, sia sul piano sostanziale, incrementando i contributi (anche se siamo consapevoli che il momento di difficoltà che stiamo vivendo sotto il profilo delle disponibilità finanziarie non ci consente ampi spazi di manovra), sia sul piano delle semplificazioni procedurali. Sotto questo ultimo profilo, ad esempio, sarebbe utile prevedere una facilitazione in favore del privato che visita un museo, consentendogli l’immediata elargizione liberale e ponendo a carico del museo l’onere di provvedere alla trasmissione della relativa documentazione alla Agenzia delle entrate, con ciò sgravando il cittadino dal peso di complicati adempimenti procedurali, che possono costituire motivo disincentivate alla elargizione stessa. A tal fine, intendo chiedere al Ministero dell’economia e delle finanze e all’Agenzia dell’entrate l’istituzione di un tavolo tecnico per studiare assieme le modalità tecnico-operative al fine di conseguire i migliori risultati possibili in questo campo. Naturalmente, sul tema, sono pronto a raccogliere ogni vostro utile e prezioso suggerimento.

Su ARCUS posso comunicare che gli Uffici hanno già avviato uno studio volto alla riforma del regolamento del 2009 sull’operatività di questa società, nella direzione di semplificare le procedure e di creare le condizioni giuridiche perché le risorse non vadano disperse in mille rivoli, ma possano utilmente concentrarsi su poche iniziative di sicuro rilievo nazionale.

Per quanto riguarda il disegno di legge sulla riforma della legge cinema, presentata anch’essa dal precedente Governo e all’esame della Commissione, sono aperto alle indicazioni e ai suggerimenti che gli On.li Senatori vorranno formulare in merito, ferma restando l’esigenza di salvaguardare alcune idee guida poste alla base di quella proposta, che mi sento di condividere, quali la preferenza per i contributi destinati ai giovani autori per opere prime e seconde e per i cortometraggi, piuttosto che in favore degli autori già affermati sul mercato, e la necessità di superare taluni automatismi e rigidità eccessivi nell’attribuzione dei riconoscimenti di qualità, che caratterizzano negativamente l’attuale assetto normativo. Giudico queste linee di indirizzo sostanzialmente condivisibili perché orientate nella logica di una necessaria scelta selettiva degli interventi e dei soggetti meritevoli di finanziamento, stante il generale quadro di incertezza economica e scarsità di risorse. Si tratta della stessa logica che – come detto poc’anzi – è sottesa alla necessità di definire nuovi criteri per l’erogazione dei contributi in favore degli istituti culturali.

Il Senatore VITA ha per parte sua posto una pluralità di temi, tutti molto importanti. Sull’esigenza di una più efficace ed efficiente organizzazione del Ministero voglio svolgere gli opportuni approfondimenti, poiché se, da un lato, non v’è dubbio sul fatto che esistono margini, anche ampi, di miglioramento, è anche vero che questo è un Ministero che ha già subito negli ultimi anni ben tre riorganizzazioni, anche radicali, e l’eccesso di riforme, alle volte, non aiuta la funzionalità della macchina amministrativa. Occorre, dunque, procedere con la massima attenzione. Ha fatto un cenno, poi, il Senatore Vita, al tema del recente decreto delegato su Roma capitale, un testo che, sicuramente, risente della forte accelerazione impressa nella fase finale della elaborazione per evitare la scadenza della delega. In merito voglio dire che attendo con grande interesse il contributo che verrà dal parere della Commissione bicamerale, anche nel senso di un auspicabile chiarimento sul riparto di alcune competenze, tenendo fermo il principio – sancito dalla legge delega – per cui le nuove funzioni di Roma capitale sono limitate al concorso nella valorizzazione dei beni culturali, con esclusione dei compiti di tutela, che restano riservati allo Stato, e con l’ulteriore auspicio che, anche grazie al contributo determinate del Parlamento, siano evitati i rischi di inutili sovrapposizioni nella gestione dei beni culturali statali ricadenti nel territorio capitolino. Auspico, da quanto punto di vista, il Vostro fattivo impegno nella direzione di introdurre nel testo i conseguenti chiarimenti e gli opportuni miglioramenti.

Il Senatore Vita ha poi sollecitato un intervento chiarificatore su ARCUS e su ALES, le due società pubbliche controllate dal Ministero. Riguardo ad Arcus, ho già offerto elementi di risposta e di discussione circa l’intervento del Sen. Asciutti. Per quanto riguarda Ales, ricordo che questa società è nata essenzialmente per assicurare il lavoro ai lavoratori socialmente utili impiegati, già negli anni ’90 del secolo scorso, nei progetti di interventi socialmente utili. Si tratta di lavoratori che da decenni, sia pur attraverso diverse forme giuridiche, prestano attività di supporto a funzioni di tutela e valorizzazione dei beni culturali, garantendo interventi essenziali di tutela (si pensi agli interventi di minuta manutenzione di beni culturali o allo sfalcio delle erbe nelle aree archeologiche) e di fruizione pubblica di istituti della cultura (si pensi all’attività di guardianìa e di custodia, che consente di tenere aperti molti spazi espositivi altrimenti non fruibili). Si tratta di una società che lavora come un braccio operativo del Ministero, senza in alcun modo invadere il campo dei servizi aggiuntivi e delle prestazioni di servizi contendibili sul mercato concorrenziale.

Sul tema della digitalizzazione degli archivi e delle biblioteche, altro tema segnalato dal Sen. Vita, intendo svolgere degli approfondimenti, per capire bene a che punto sono taluni progetti avviati dal precedenter Governo, nella consapevolezza, voglio dire, che la digitalizzazione costituisce una grande occasione per garantire la conservazione e per ampliare la fruizione. Si tratta, dunque, di un argomento da affrontare con attenzione e prudenza, sì, ma anche senza pregiudizi negativi e con una buona dose di apertura al nuovo e di disponibilità a sperimentare e innovare.

Il Sen. Vita ha poi chiesto ragguagli sulle sorti del Palazzo del Cinema di Venezia. Al riguardo vorrei rappresentare che la questione rientra nella competenza diretta della mia Amministrazione soltanto per gli aspetti legati alla tutela del contesto storico-artistico e paesaggistico, nonché per il contributo che la Direzione generale del cinema eroga, essenzialmente, per l’organizzazione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. La costruzione del Nuovo Palazzo del Cinema e dei Congressi di Venezia è realizzata con le risorse del Comune di Venezia, della Regione Veneto e della Presidenza del Consiglio dei Ministri, poiché il progetto è inserito nell’ambito dei progetti finanziati con i fondi del 150° anniversario dell’Unità d’Italia e quindi sotto la competenza del Commissario di Governo, nominato dal DPCM 13 luglio 2007. Quanto all’attività di tutela, l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3759 del 2009, che disciplina l’attività del Commissario, prevede che il motivato dissenso del Ministero rimette la decisione finale sugli interventi ad un’apposita delibera del Consiglio dei Ministri. Questa evenienza tuttavia non si è mai concretizzata, in quanto tutti gli interventi sviluppati nell'ambito dell'azione commissariale sono stati approvati in sede di conferenze di servizi con il parere favorevole delle Soprintendenze competenti. che tuttora monitorano lo stato di fatto dell'area interessata dall'intervento.. Ciò posto, riguardo alle prospettive strategiche, di più lungo periodo, su come indirizzare o reindirizzare gli impegni assunti riguardo alla realizzazione di questo importante intervento, ritengo sia indispensabile condurre un approfondimento istruttorio, nel dialogo con le Autonomie territoriali e, naturalmente, con la Presidenza del consiglio, per cui mi riservo di riferire in termini più compiuti ed esaustivi in un secondo momento.

Il Sen. Vita, infine, mi sollecita un ripensamento sulla riforma di Cinecittà, paventando il rischio che Cinecittà possa confluire in Fintecna. In realtà, in base alla norma introdotta dal decreto legge della scorsa estate, il ruolo di Fintecna è soltanto quello di curare la procedura di liquidazione della vecchia società holding, mentre non pare sussistere alcun pericolo di un’ìngerenza di Fintecna nella vita della neonata società Cinecittà –Luce s.r.l., che deve raccogliere e proseguire al meglio la missione storica e tradizionale di preminente interesse generale di conservazione, restauro e valorizzazione del patrimonio filmico, con esclusione di improprie attività commerciali e concorrenziali. Si tratta di una razionalizzazione organizzativa, gestionale e operativa. La scelta compiuta dal precedente Governo – che richiede indubbiamente la massima attenzione nella sua fase esecutiva – sembra peraltro poter produrre il risultato utile di alleggerire di diversi milioni di euro all’anno il contributo statale sinora necessario in questo comparto.

Vengo dunque alle interessanti osservazioni del Sen. RUSCONI. Egli ha giustamente posto l’accento sull’esigenza di una migliore conoscenza, catalogazione e censimento dei beni culturali minori, che costituiscono uno straordinario patrimonio diffuso, che qualifica i territori. Il Sen. Rusconi ha posto giustamente questo tema in relazione all’esigenza di una migliore sinergia da realizzare con le autonomie territoriali. Personalmente condivido appieno questa indicazione e mi impegno, anche con il Vostro prezioso contributo, a mettere in campo ogni iniziativa utile che possa andare in questa direzione.

Il Sen. Rusconi ha proposto, poi, l’istituzione di una Giornata della Cultura, rivolta soprattutto alle scuole, una proposta su cui si è soffermata anche la Senatrice Soliani. Ne ho preso attenta nota e voglio condurre con gli Uffici, anche d’intesa con il collega dell’Istruzione, gli approfondimenti opportuni per esaminarne la fattibilità.

Il Sen. PROCACCI ha focalizzato la sua attenzione soprattutto sul tema, molto importante, del coinvolgimento dei privati, secondo il principio di sussidiarietà orizzontale, nella gestione degli istituti e dei luoghi della cultura. E ciò anche oltre le elargizioni liberali, per un coinvolgimento negli assetti gestionali. Tema, questo, sviluppato anche dalla Senatrice Poli Bortone, che ha richiamato l’esigenza di incoraggiare le fondazioni di partecipazione come strumento innovativo di gestione dei musei. Anche la Senatrice Vittoria Franco ha posto l’accento sull’esigenza di pensare a una nuova governance dei beni culturali. Al riguardo esprimo il mio grande interesse e il mio apprezzamento per questi spunti innovativi. Devo però segnalare che la creazione di enti ed istituti appositi, sia pur formalmente di diritto privato, anche nella forma delle fondazioni di partecipazione, può celare in taluni casi il rischio di una duplicazione degli apparati e delle strutture, con costi aggiuntivi di gestione. Occorre, dunque, distinguere caso da caso e verificare con attenzione quali realtà, per la loro dimensione, per le loro caratteristiche, per la loro peculiarità, possano, meglio di altre, prestarsi a queste forme di gestione. Ritengo, più in generale, che la direttrice fondamentale di innovazione e di sviluppo – anche nella direzione della ricerca di strumenti moderni di collaborazione tra pubblico e privato – sia costituita dagli accordi di valorizzazione, come prefigurati dall’art. 112 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, che costituiscono uno strumento molto duttile ed efficace per mettere insieme e coniugare l’impegno, su determinati bacini territoriali, di tutti gli attori istitutizionali e non, pubblici e privati, attraverso, soprattutto, un ruolo centrale delle Autonomie territoriali, affianco alle Soprintendenze e agli Uffici statali. Queste ultime considerazioni mi consentono di ricollegarmi alle osservazioni, molto stimolanti, svolte dalla Senatrice POLI BORTONE, che ha per l’appunto richiesto lo sviluppo di una cultura più dinamica nella direzione di politiche di convergenza tra territori e tra pubblico e privato. Del tema delle fondazioni di partecipazione ho già detto.

Raccolgo poi positivamente – e mi impegno ad approfondire – il suggerimento nella direzione di istituire un Programma operativo nazionale (PON) Cultura, volto soprattutto a premiare e a valorizzare le importanti aree archeologiche che il Paese vanta. Raccolgo altresì positivamente e faccio mia l’indicazione della Senatrice SOLIANI nel senso di avviare un’azione sinergica con i Ministri per la coesione territoriale, delle infrastrutture dei trasporti e per il turismo. Ho posto anch’io l’accento, nella mia illustrazione delle linee programmatiche, sul grande ruolo e significato che riveste il turismo culturale per l’economia del Paese e sull’importanza che uno sviluppo infrastrutturale, benvero rispettoso delle esigenze della tutela del patrimonio culturale e del paesaggio, può assumere nella crescita dell’Italia. Riguardo alle celebrazioni per il bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, che cadrà nell’anno 2013, assicuro la mia massima cura e attenzione nel seguire e nel favorire il disegno di legge in esame presso la Camera dei deputati, nella Commissione VII (relatore On.le Barbieri), per il quale stiamo studiando anche le forme adeguate di copertura. Il Sen. LEONI ha anch’egli posto l’accento sull’esigenza, da me condivisa, di assicurare il migliore coinvolgimento delle autonomie territoriali. Ho preso poi attenta nota del suggerimento sull’esigenza di meglio valorizzare e curare l’importante patrimonio storico costituito dagli aerei storici. La Senatrice FRANCO, infine, mette in guardia dal rischio che un eccessivo “entusiasmo” sul versante del turismo culturale possa lasciare in ombra il significato primigenio e genuino del patrimonio culturale. Al riguardo condivido questo caveat e voglio precisare che il riferimento, contenuto nel mio discorso introduttivo, ai dati recenti sull’incremento del turismo culturale e l’accentuazione da me posta sul dato positivo della capacità del patrimonio culturale di essere anche un volano di crescita economica non debbono in alcun modo intendersi come una volontà di porre in secondo piano od obliterare la funzione essenziale di crescita dei valori e della cultura, che è naturalmente insista nel patrimonio culturale, e che costituisce la ragion d’essere fondamentale e primaria delle funzioni di tutela e valorizzazione assicurate dal Ministero.

Conscio di non avere potuto certamente fornire, con queste mie poche battute, risposte esaustive e complete alle numerose questioni poste dagli On.li Senatori, esprimo l’auspicio che questo possa costituire solo l’avvio di un proficuo e costruttivo confronto, che intendo per parte mia senz’altro proseguire e, se possibile, intensificare, riservandomi di far pervenire ulteriori approfondimenti e più dettagliate informative sui temi che non ho potuto affrontare in questa sede. Voglio chiudere con una nota positiva, con una buona notizia: sono stato domenica scorsa in visita nell’area archeologica di Pompei, ed ho potuto verificare personalmente la complessità, vastità e difficoltà dei problemi, di tutela e di gestione, che aspettano sollecite e risolutive risposte. Ho peraltro avuto modo di apprezzare il fattivo impegno della Soprintendente e di tutti i funzionari e, vorrei dire, di tutta l’Amministrazione che rappresento, nel suo complesso. Al riguardo è di ieri la notizia dell’avvenuto favorevole esame, da parte dei tecnici di Bruxelles, del nostro piano di interventi per Pompei, ciò che consentirà a breve di sbloccare e di avere disponibili i fondi promessi dall’Unione europea.

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