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SENATO - audizione ministro Ornaghi (13 giugno 2012) su Arcus e sisma nord Italia

AUDIZIONE MINISTRO ORNAGHI - 7^ COMMISSIONE DEL SENATO- MERCOLEDI’ 13 GIUGNO 2012, ORE 8,30.

ARCUS La Società per lo sviluppo dell’arte, della cultura e dello spettacolo, ARCUS S.p.A., costituita nel febbraio 2004, ha svolto un ruolo significativo nella promozione di interventi di tutela del patrimonio culturale e di sostegno alle attività culturali, in linea con la sua missione istituzionale e statutaria, di promozione e sostegno finanziario, tecnico-economico e organizzativo di progetti e altre iniziative di investimento per la realizzazione di interventi di restauro e di recupero di beni culturali, e di altre azioni a favore di attività culturali e dello spettacolo.

L’operatività aziendale è consistita nell’attuazione dei programmi degli interventi e dei progetti approvati mediante decreti adottati dal Ministro per i beni le attività culturali di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, secondo la procedura definita con apposito regolamento (decreto interministeriale 24 settembre 2008, n. 182).

Fino a oggi Arcus ha gestito e sta gestendo investimenti per circa 600 milioni di euro, tra cui si segnalano:

- il completamento della parte architettonica del MAXXI, in Roma, negli anni 2006, 2007 e 2008, con 3 finanziamenti di 7,9 milioni ciascuno, più un ulteriore finanziamento di 4 milioni nel 2009 per il completamento del museo, per gli allestimenti, per le mostre inaugurali e per la realizzazione del sito web;

- il progetto per lo spostamento ed il nuovo allestimento della Galleria Sabauda di Torino all’interno del complesso del Palazzo Reale, ed in particolare nell’edificio detto Manica Nuova, con un sostegno ARCUS di 8 milioni di euro;

- un investimento di 7,74 milioni di euro per il barocco leccese; - la partecipazione, con 6,7 milioni di euro, al progetto “ Città e Cattedrali” in Piemonte e in Valle d’Aosta, con il coinvolgimento della Fondazione CRT, delle Soprintendenze competenti e delle Diocesi locali;

- un investimento complessivo di 4,8 milioni di euro per il progetto del Festival Verdi è per il Teatro Regio, per Parma, per Busseto e per le terre di Verdi;

- investimenti per circa 10 milioni di euro per le Metropolitane di Roma e Napoli .

Anche se, nel corso della vita di ARCUS, sono sembrati emergere diversi aspetti di criticità, rilevati anche da parlamentari presenti in questa Commissione, l’operato di ARCUS ha complessivamente avuto un apprezzamento positivo.

Peraltro, il ruolo e la funzione di ARCUS s.p.a. abbisognano ora, anche a mio giudizio, di un ripensamento, determinato soprattutto dalle esigenze della spending review programmata dal Governo.

Una breve, ulteriore notazione, prima di indicare le possibili linee principali di un tale ripensamento.

Va infatti ricordato che gli organi di gestione della società ARCUS sono scaduti già dal mese di novembre dello scorso anno. In quel momento non mi fu possibile introdurre nel decreto legge di proroga dei termini di fine anno, come invece avrei desiderato, una breve dilazione necessaria sia per consentire l’adeguamento dell’ordinamento di ARCUS – il cui consiglio di amministrazione consta di sette membri - al tetto di cinque componenti stabilito dal decreto legge n. 78 del 2010, sia per studiare eventuali modifiche statutarie e regolamentari.

Nella direzione di un ripensamento di ARCUS s.p.a. si è mosso anche, da subito, il Ministero delle Infrastrutture, con il quale gli Uffici del mio Ministero hanno intrattenuto frequenti contatti per poter raggiungere un’ipotesi concordata di riforma. Come è noto, la competenza in ordine alle modifiche organizzative e di gestione della società ARCUS spetta ai due Ministeri, al MiBAC e al Ministero delle Infrastrutture.

Vengo ora ad illustrare le ipotesi di possibile riforma, che sono oggetto di approfondimento da parte del MiBAC.

Tali ipotesi nascono dai seguenti dati e da alcune riflessioni di fondo.

La società ARCUS ha tradotto in atto un’idea nata negli anni’90 (ricordo la precedente legge n. 352 del 1997, che prevedeva la costituzione della analoga società SIBEC). Si era pensato, allora, che l’introduzione di modelli aziendalistici o societari potesse rappresentare la soluzione per provare a“svecchiare” il sistema, renderlo più efficiente ed efficace, per far affluire nuovi soldi alla attività culturali, per puntare sull’apporto dei privati, per avviare forme innovative di partenariato pubblico-privato, orientato sia al non profit, sia al settore profit delle imprese commerciali.

La realtà delle cose si è rivelata più difficile e complicata.

Questo trend, che è venuto di fatto a duplicare le strutture amministrative con la creazione di nuovi organismi formalmente privati, ma sostanzialmente pubblici, ai quali demandare compiti già propri della struttura ministeriale, si è notevolmente ridimensionato, ed è stato sottoposto a un ripensamento critico, anche ad opera della giurisprudenza della Corte di giustizia comunitaria, seguita da quella nazionale, che hanno visto nelle società pubbliche rischi anticoncorrenziali.

Le società pubbliche, infatti, o sono imprese pubbliche, ossia strumenti attraverso i quali l’amministrazione esercita attività economica privata producendo beni e servizi per il mercato, o autoproducendo servizi per se stessa (il fenomeno così detto del in house providing); oppure sono organismi di diritto pubblico, che non competono nel mercato concorrenziale, ma mirano al soddisfacimento di esigenze di interesse generale (forme private - società – di esercizio di attività amministrativa).

Anche ARCUS non è riuscita a sfuggire a questa natura “anfibia”, che ha generato una qualche difficoltà.

La ragion d’essere originaria della società ARCUS risiedeva in realtà nella possibilità, altrimenti preclusa allo Stato, di attivare la leva creditizia dei limiti d’impegno, tecnica contabile con cui era costruita in origine l’acquisizione delle risorse del tre per cento di cui all’articolo 60, comma 4, della legge n. 289 del 2002. Questa ragion d’essere è venuta meno con la riforma introdotta nel 2011 (articolo 32, comma 16, del decreto legge n. 98 del 2011), che ha ridefinito il meccanismo di finanziamento facendo riferimento al tre per cento del nuovo Fondo infrastrutture e riferendo direttamente al Ministero questa contribuzione.

Naturalmente – e questo è il punto da tenere ben fermo, al di là delle ipotesi di riforma di ARCUS - i fondi derivanti dal tre per cento delle risorse stanziate per le infrastrutture saranno comunque destinati ai beni e alle attività culturali. Giova in proposito chiarire che la scelta politica, giusta, dei primi anni 2000, di destinare il tre per cento degli investimenti in infrastrutture alla tutela del patrimonio culturale, prescinde da ARCUS e risponde a una logica più generale di compensazione dell’impatto ambientale (in senso lato) degli interventi infrastrutturali. Ricordo a me stesso – perché gli On.li Senatori ne sono sicuramente ben consci – che questo meccanismo nacque in stretto raccordo con l’introduzione dell’archeologia preventiva affianco alla progettazione e realizzazione delle grandi reti di infrastrutture (TAV, in particolare).

Va inoltre sgombrato il campo da un equivoco, circa questo tre per cento e il ruolo di ARCUS, e cioè che il meccanismo del così detto “limite d’impegno” costituisca una sorta di moltiplicatore delle risorse. Si tratta, in realtà, solo di una sorta di artificio contabile, posto che, con i contributi pluriennali, sono restituite rate di mutuo sia per la quota interessi, sia per la quota capitale. In altri termini, il cosiddetto “moltiplicatore” costituisce un mero coefficiente che, applicato alla quota annuale di contributo, consente la determinazione del valore attuale dei contributi pluriennali.

Le possibili norme su cui si è concentrato lo studio del MiBAC si ispirano a una logica di semplificazione e di risparmio, delineando unpercorso graduale di rientro delle funzioni all’interno della normale programmazione ministeriale.

Lungo tale percorso occorrerà:

1) portare a conclusione le attività in corso di svolgimento, sulla base dei programmi annuali già approvati ai sensi dell’articolo 60, comma 4, della legge n. 289 del 2002; quindi, non ci sarà nessuna soluzione di continuità nell’esecuzione dei progetti già approvati;

2) una modifica chiarificatrice del meccanismo di finanziamento del tre per cento (ossia dell’articolo 32, comma 16, del decreto legge n. 98 del 2011) allo scopo di stabilire:

a) che il tre cento è destinato alla realizzazione di progetti di assoluta rilevanza nazionale ed internazionale per la tutela, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale, nonché per la promozione e la realizzazione di attività culturali;

b) che questo meccanismo sarà valido finché il Fondo infrastrutture resterà attivo (se non si torna al vecchio sistema, riferito al Fondo delle grandi infrastrutture della legge obiettivo);

c) che il meccanismo di assegnazione delle risorse al Ministero va semplificato e reso certo.

In sintesi, gli obiettivi sono:

- semplificare;

- garantire la prosecuzione dell’attività in corso;

- dare certezza sull’assegnazione al Ministero dei fondi del tre per cento degli investimenti per le infrastrutture;

- destinare questi fondi alla realizzazione di progetti di assoluta rilevanza nazionale ed internazionale per la tutela, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale, nonché per la promozione e la realizzazione di attività culturali.

SISMA NORD ITALIA DEL 20 MAGGIO E GIORNI SEGUENTI

1. I fatti

Come tutti gli italiani siamo sconvolti dagli eventi che si sono susseguiti dal 20 maggio scorso e che hanno devastato una parte così rilevante del nostro Paese, con la perdita di vite umane, la sofferenza indicibile di decine di migliaia di persone, lo sconvolgimento di un tessuto produttivo di straordinario valore non solo economico ma anche sociale, il danneggiamento variamente graduato, fino alla distruzione totale, del patrimonio culturale. In un contesto generale di tale impatto emotivo le immagini che si imprimono maggiormente nella mente e nel cuore di tutti sono le chiese con volte e cupole crollate, le facciate distaccate e ruotate, i palazzi sventrati, le massicce fortezze sgretolate negli angoli e nelle sommità, i campanili inclinati, ritorti e “morsi” dal terremoto, in equilibrio estremamente precario. Quindi, il Patrimonio culturale.

1.1 Estensione dell’area, densità e tipologia del patrimonio. L’area è vastissima, le province di Bologna, Ferrara, Modena, Mantova e Rovigo, individuate nell’Ordinanza del Dipartimento della Protezione Civile, sono in tre delle regioni più densamente popolate e più ricche del Paese, ricchissime di patrimonio culturale diffuso, testimonianze di una storia politica e civile, a partire dagli antichi Stati, che ha significato moltissimo per la nostra stessa storia unitaria e soprattutto per quella consistenza di “museo diffuso” che caratterizza il nostro Paese. Il patrimonio danneggiato è ovviamente costituito soprattutto da edifici, quindi chiese, palazzi, torri, campanili, centri storici ma anche, con rilevanza non secondaria, da musei, archivi, biblioteche, sia appartenenti allo Stato che agli Enti locali o alla CEI. Nell’area colpita sono inoltre diffuse le testimonianze di un tessuto edilizio di qualità, con le tipologie rurali tipiche della pianura padana (cascine a corte, barchesse). Si tratta di decine di migliaia di edifici!

1.2 Gravità dei danni subiti

Su questo patrimonio così variegato si è abbattuta la furia del terremoto. I danni subiti sono immensi, alcuni irreparabili. Una pacata riflessione sulle ragioni di tali danni dovrebbe partire dalla logica connessione tra rischio sismico e vulnerabilità degli edifici. Tale vulnerabilità intrinseca non può essere sottovalutata né tutti i danni possono essere imputati alla mancanza di manutenzione. Per tali ragioni la rilevazione del danno è operazione che impegnerà molto tempo, anche se è già iniziata. Peraltro, l’instabilità del quadro complessivo dell’evento sismico ha interrotto più volte l’azione di rilevazione del danno.

2. Le azioni svolte

Già prima del sisma, nei primi mesi del 2012, si era deciso di porre in atto misure organizzative volte a fronteggiare l’emergenza del patrimonio culturale a fronte di calamità naturali ed eventi estremi. La strategia sottesa era di “gestire la straordinarietà attraverso la struttura ordinaria”, in un’ottica di razionalizzazione di strutture e funzioni coerente con una impostazione di rigore nella spesa pubblica e nell’ottimizzazione delle risorse, che si è trasformata nel decreto del Segretario Generale del 25 maggio 2012 e nella circolare del 29 maggio 2012, con gli atti di organizzazione dell’Unità di crisi-Coordinamento Nazionale e nelle corrispondenti Unità di crisi-Coordinamento regionale. L’obiettivo è quello di garantire il necessario coordinamento con le istituzioni esterne al MiBAC, ivi comprese quelle deputate agli interventi in emergenza (protezione civile, VVF, Forze dell’ordine, volontari, etc.)

Il MiBAC dispone di un corpo di tecnici e di dirigenti altamente qualificati, di grande professionalità, che hanno mostrato competenza e passione in tutte le occasioni emergenziali che si sono presentate nei decenni. Analoghe competenza e professionalità mostrano anche i funzionari assunti da pochi anni (nel 2010) nonché i neo-assunti (nel 2011), in ragione della grande selettività delle procedure di reclutamento.

Nel caso specifico, i compiti dell’Unità di Crisi regionale sono:

coordinare le attività sul territorio del personale del MiBAC; 

garantire il collegamento con le strutture territoriali deputate agli interventi in emergenza (prefetture, protezione civile, VVF, Forze dell’ordine, volontari, …); 

individuare e gestire le squadre di rilievo dei danni al patrimonio culturale; 

individuare i luoghi di ricovero del patrimonio culturale che richiede uno spostamento per la sua messa in sicurezza; 

garantire le funzioni di vigilanza e supporto durante tutte le fasi, ivi comprese quelle di rilievo, messa in sicurezza e di ricostruzione per gli interventi sul patrimonio culturale.

I Direttori Regionali di Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto hanno già decretato la costituzione delle rispettive Unità di Crisi-Coordinamento Regionale, in cui sono presenti i Soprintendenti e i Direttori degli altri Istituti presenti nel territorio.

Gli Istituti Centrali del Segretariato Generale (Istituto Superiore del Restauro, l’Opificio di Firenze, l’Istituto Centrale del Catalogo, l’Istituto Centrale del restauro del patrimonio archivistico e librario), i cui direttori sono componenti dell’Unità di crisi Nazionale, hanno già avviato l’allestimento nella Reggia di Sassuolo di laboratori di Restauro, con attrezzature importanti e con la pianificazione della presenza di restauratori.

Le strutture ministeriali stanno lavorando in stretto raccordo con le altre amministrazioni:

• Vigili del Fuoco (con cui il 9 marzo è stato firmato apposito protocollo di intesa per una collaborazione a vasto raggio)

• Carabinieri, in particolare Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale

• Autorità locali e in particolare i Sindaci, che sono anche responsabili ella sicurezza e della pubblica incolumità.

3. Gli strumenti e le azioni future

Il decreto-legge n. 74 del 6 giugno 2012, uscito in Gazzetta il 7 giugno scorso, prevede un piano di interventi urgenti per il ripristino degli immobili pubblici, danneggiati dagli eventi sismici, gli immobili demaniali o di proprietà di enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, di interesse storico-artistico

La norma prevede espressamente che alle esigenze connesse agli interventi di messa in sicurezza degli immobili danneggiati, di rimozione e ricovero dei beni culturali e archivistici mobili, di rimozione controllata e ricovero delle macerie selezionate del patrimonio culturale danneggiato, nonché per l'avvio degli interventi di ricostruzione, di ripristino, di conservazione, di restauro e di miglioramento strutturale del patrimonio, si provvede secondo le modalità stabilite d'intesa con il Ministero per i beni e le attività culturali, d'intesa con il presidente della Regione interessata, sia per far fronte agli interventi urgenti, sia per l'avvio di una successiva fase di ricostruzione.

Il Segretario generale è già in contatto con il Presidente Errani e con i Presidenti delle altre Regioni coinvolte per definire un protocollo d’intesa per lavorare insieme al meglio e per la più efficace utilizzazione delle risorse disponibili. Sono sicuro che, lavorando insieme, riusciremo a conseguire buoni risultati.

La logica è quella della semplificazione e della duttilità degli strumenti di intervento, che ha suggerito la creazione di un fondo sostanzialmente unico, cui attingere per i diversi comparti e le diverse esigenze. Tra questi, il patrimonio culturale ha un ruolo di primario rilievo.

Inoltre, informo che:

• è stata richiesta l’istituzione di un capitolo nel Segretariato generale su cui far confluire 1 milione di euro derivanti da riserve accantonate nella programmazione del cap. 1321;

• ARCUS S.P.A. ha messo a disposizione utili pari a 1,8 milioni di euro. E’ in corso l’istruttoria tecnica per utilizzare tali risorse, destinandole alle esigenze post-terremoto;

• Molti Organismi internazionali hanno manifestato volontà di collaborare fattivamente (ma senza indicare risorse): ICCROM, ICOMOS;

• Alcune Associazioni private straniere hanno manifestato volontà di finanziare alcuni restauri di opere mobili;

• Il Sindacato MiBAC ha manifestato la disponibilità a finanziare un progetto per la partecipazione di tecnici di tutto il Ministero alle operazioni nelle regioni colpite dal sisma, in modo analogo a quanto è avvenuto per il sisma dell’Aquila (valore: 1 milione di euro).

Prossime Uscite

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